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La regola della Vita. Il morire e langoscia di morte

Lodovico Berra
pubblicato da ISFiPP Edizioni

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La morte è il problema fondamentale della vita. Vi è un rapporto inscindibile tra vita e morte ed ogni riflessione profonda sullesistenza richiede il confrontarsi con essa. Ogni essere umano è debole di fronte a questo evento e facilmente il confronto con la morte comporta malessere e disagio. Essa viene temuta, odiata, evitata, sembra non avere soluzioni. Rimane lì, ferma, indiscutibile, senza possibilità di scampo, senza risposte soddisfacenti o soluzioni risolutive.
Sebbene largomento faccia parte della storia delluomo e sia stato trattato ampiamente in letteratura, nellarte e nella filosofia, rimane una evidenza irrisolvibile.
Il problema della morte deve essere affrontato, esplorato, penetrato, senza paure o sotterfugi.
La morte è una occasione per comprendere la vita, per viverla in modo più autentico e vero. Essa non è necessariamente un evento negativo o terribile. È la legge della natura, è una regola necessaria, è ciò che ci può consentire di dare un giusto valore alla vita.

3 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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La regola della Vita. Il morire e langoscia di morte petra_keti

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voto 5 su 5 Una coraggiosa sfida, su untema complesso, che l'essere umano spesso vuole semplicemente rimuovere che deve essere invece affrontato, passando attraverso differenti tipi di analisi, dalla psicologia, alla filosofia, dalla psichiatria clinica all'antropologia.
La regola della Vita. Il morire e langoscia di morte irene_romt

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voto 5 su 5 una quantità enorme di spunti di riflessione e di comprensione della natura umana e della psiche, Psichiatra Berra cogliere in modo più preciso e chiaro questioni esistenziale di enorme importanza nel lavoro terapeutico. Grazie.
La regola della Vita. Il morire e langoscia di morte ceciterrenghigmailcom

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voto 4 su 5 La mia impressione è che Lodovico Berra sia una persona con una passione particolare per la totalità e per la realizzazione della pienezza, in tutte le sue forme: delle sue scelte, dei suoi progetti, delle sue vocazioni. Ed è forse proprio questo slancio alla pienezza che gli permette di essere così sensibile ai limiti dellesistenza, a ciò che ne limita la completezza e la piena realizzazione. Basta dare uno sguardo ai suoi testi: la depressione esistenziale, il sesso e le perversioni sessuali, langoscia, la coscienza trascendentale, la morte. Un autore catturato dagli stati liminari della vita. Spinto a cercare tutto ciò che sta al di là di un confine, ma che in qualche modo può essere portato al di qua, nella sfera dellesperienza e della possibilità. La morte non è un'eccezione. L'autore de "La regola della vita", si imbarca infatti in un progetto ambizioso. Secondo lui, anche la morte può e deve essere affrontata, in modo diretto, al di qua del confine, durante la vita e dentro la vita. La sua proposta è quella di indagarla e penetrarla attraverso il pensiero, il linguaggio e la meditazione interiore. Se il nostro pensiero si organizza secondo un linguaggio, attraverso il quale riusciamo a creare i concetti necessari per comprendere il mondo, e per fare esistere le cose. In questo libro, si da la possibilità di vivere un vero e proprio viaggio linguistico e riflessivo, che offre nuove parole e variegati punti di vista attraverso i quali il lettore può osservare, pensare ed infine creare un proprio personale concetto di morte. Il concetto che racchiude il senso della Sua morte. Può farlo esistere, può viverlo ed esplorarlo. Per lo psichiatra Irvin Yalom, "fissare il sole" significa fissare la morte. Ne "La regola della vita", si mostra che proprio quel sole può essere guardato dritto negli occhi, senza distogliere lo sguardo, e imparando a sopportare il dolore. Devo essere sincera, quando ho dato un primo sguardo alla copertina avevo qualche perplessità. La regola della vita mi sembrava un titolo vagamente altisonante. E poi si sa, quando si prova a trattare temi spinosi e abusati come quello della morte, il rischio di cadere nella banalità e nella superficialità, o in discorsi poco realistici è sempre dietro langolo. Ma io trovo che non sia questo il caso. Ciò che, a mio avviso, rende questo testo profondo ed efficace nei suoi intenti è il fatto che sia stato scritto da un autore che, ancor prima di scrivere e di teorizzare, ha evidentemente lui stesso il coraggio di maneggiare la morte, in prima persona, puntando il suo sguardo dritto al sole. E guardando dritto al sole è riuscito a creare un libro-esperienza. Un testo che sa accompagnare il lettore, gradualmente ma senza esitazione, alle soglie del proprio personalissimo sole. Per me è stato così. Nonostante il titolo non mi rispecchiasse. E nonostante non condividessi alcune delle prospettive sul senso della morte proposte. Nelle ultime pagine del libro ho comunque avuto modo di creare e di aggiornare il mio significato del morire. Quello che solo io posso pensare e che nessuno mi potrà mai spiegare. Su quante stelline mettere po di indecisione cè, ma neanche così tanta. Lascio un qualche grado di libertà al poter-essere dellEsserciQuattro stelle e vediamo cosa ci riserverà Lodovico Berra in un prossimo futuro.

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