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1933. Un anno terribile

by John Fante
pubblicato da Einaudi

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Descrizione

Figlio di immigrati, Dominic ha un grande talento, quasi da cartone animato: il suo braccio. Lo cura, lo allena, lo protegge dai rigori invernali con tubetti e tubetti di balsamo Sloan, sa che grazie a lui, soltanto grazie a lui, potrà riscattare se stesso e la sua famiglia dalla condizione di inferiorità che stanno vivendo, diventando "Dom Molise, il più grande Mancino della Major League". La più grande promessa del baseball della West Coast.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Classici stranieri

Editore Einaudi

Collana Einaudi. Stile libero

Formato Brossura

Pubblicato 10/11/2008

Pagine 122

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806171438

Traduttore A. Osti

1 recensioni dei lettori  media voto 1  su  5
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1933. Un anno terribile cozzataddeo

Demis Biscaro - 21/05/2013 19:00

voto 1 su 5 1

Un anno terribile è un libro vigliacco. Non perché non mantega le promesse ma, al contrario, perché le mantiene troppo e fin troppo in fondo. Fin giù alla bocca dello stomaco. Dopo aver letto l'ultima pagina alzi gli occhi e vorresti che intorno non ci fosse niente. Niente di niente. Vorresti startene lí, seduto in mezzo al nulla e tenerti dentro quella bolla di malinconia che si è dilatata pian piano durante la lettura, pagina dopo pagina. Vorresti coccolartela e magari trovare uno spiraglio per entrare in quella spessa trasparenza e rinchiudertici dentro. E invece sei condannato a starne fuori, in mezzo a tutto ciò che esiste ed è opaco e pesante. Un anno terribile è così. E' un libro che ha tutte le carte in regola per essere un torcibudella coi fiocchi. Lo si capisce subito, fin dalle prime pagine, ma la narrazione è cosí suadente che è impossibile interrompersi. C'è la provincia americana innanzitutto, fredda, paralizzata, chiusa in sé stessa. E poi la Grande Depressione che rende l'esistenza incerta e volatile, ma soprattutto c'è lui, Dominic Molise, un metro e sessantadue di giovinezza compressa tra le angherie di una nonna cattolicissima che non si rassegna a vivere lontana dalla sua terra, le impellenze lavorative di un padre che lo vorrebbe con sé in cantiere e il sogno prepotente di una vita diversa, piú libera. Una vita dove poter esprimere il suo talento di grande lanciatore, dove lasciare libero sfogo al suo Braccio. A sostenerlo c'è solo Ken, inseparabile compagno di allenamenti, ricco e di buona famiglia ma fedele a Dominic, di cui sopporta gli eccessi e le risposte sgarbate con un pacato sorriso di fraterna comprensione. E poi c'è Lei. Perché in ogni storia torcibudella c'è sempre una Lei. Dorothy, la sorella maggiore di Ken. Naturalmente bella, naturalmente bionda. E' di qualche anno piú grande di Dominic, giusto quel poco per accrescerne il fascino, giusto quel tanto perché lei si senta legittimata ad ignorarlo. Ma non è solo l'età a giocare a sfavore del nostro mancino. Dorothy è ricca, altezzosa e disinvolta, mentre lui è basso, lentigginoso, timido ed ingenuo. Una frana, insomma. Ai suoi occhi la marcata fisicità della ragazza si dissolve in un paesaggio di gambe lisce, seni elastici e capelli dorati, un orizzonte di soffici gioie profumate capaci di fargli (quasi) perdere il contatto con Il Braccio. "Bellissima come un ghiacciaio" pensa mentre la osserva seduta sul divano di casa. E come un ghiacciaio impervia ed algida. È la felicità. Ma Dominic è un ragazzo e non se ne rende conto se non nell'attimo preciso in cui realizza di non poterla avere mai. È la felicità che pare a portata di mano ma che non si riesce mai cogliere, tanto meno se stai in America durante la Grande Depressione e sei figlio di immigrati italiani. Tutta la narrazione è costellata di richiami alla giovinezza di Fante, segnata da un'irredenta voglia di riscatto e da un irrinunciabile anelito ad un'esistenza in cui si possa scegliere se fare il muratore, il medico o il giocatore di baseball. Una vita in cui si possa tentare, sbagliare e riprovare, senza l'angoscia di dover subire una condanna inappellabile per un errore di gioventù. Perché Dominic non è Arturo Bandini, non è un ribelle anticonformista e velleitario, è un grande sognatore, ma non rinnega le proprie radici, in cui riconosce a malincuore la sua più profonda identità. Racconto lungo o bozza per un romanzo mai completato, 1933. Un anno terribile è perfetto cosí com'è, col suo tono sommesso, l'atmosfera tesa che fa presagire grandi cose future e un finale che ti prende alla bocca dello stomaco. E non ti molla piú.

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