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Saggi - saggio (36 pagine) - Perché non si può essere liberi di scegliere come rapportarsi nei confronti del mondo animale? Perché bisognerebbe essere costretti a seguire delle regole imposte da qualcun altro? In questo libro troverete le ragioni di una persona qualunque, con i suoi limiti, i suoi pregi e tutta la forza di una chiara e autonoma libertà di pensiero


Questo libro vuole essere una sorta di manifesto in difesa della libertà di pensiero in merito al rapporto che abbiamo con gli animali.

Il veganismo è una scelta rispettabile, a patto che non diventi l'ennesima religione liberticida.

La tesi dell'autore è che l'uomo non è figlio di Dio, ma è solo un animale che appartiene alla natura tanto quanto gli altri; proprio in virtù di questo, non dovrebbe essere innalzato né a padrone della Terra, status datogli dall'antropocentrismo religioso, né a divinità benevola, status datogli inconsapevolmente dal veganismo, che non riesce ad accettare del tutto l'animalità dell'uomo, trattandolo come se dovesse essere l'angelo custode degli animali, piuttosto che egli stesso un animale con il diritto di fare una delle cose più naturali del mondo: mangiare altri animali.

Stanco di vedere la libertà degli uomini calpestata da dogmi e tabù, l'autore cerca di sostenere le ragioni di chi non è vegano e le motivazioni che lo spingono a vedere, nel veganismo, un potenziale pericolo per la libertà di pensiero.


Francesco Avella nasce nel 1989. Lupo solitario, ha sempre preferito la compagnia di un libro a quella di coetanei rumorosi e superficiali. Attivista ateo iscritto al Movimento Bright, considera la religione l'oppio dei popoli e scrive libri per difendere la ragione dalle credenze irrazionali. Quando non scrive per attivismo, si dedica a opere più commerciali che pubblica sotto vari pseudonimi e scrive per gli altri in qualità di ghostwriter. Tra le opere principali, ricordiamo il romanzo Una mente senza Dio, il racconto La mia amica atea e la raccolta di poesie Il palazzo della ragione.

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