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Ecco a cosa serve la domanda "Questo è un gioco?" nella Comunità Terapeutica e per quale motivo è necessario che a questa domanda non si trovi una risposta certa, non possiamo essere ne fedeli ne agnostici mettendoci il cuore in pace e rimanendo tali e quali. La domanda che si perpetua giorno dopo giorno ha un semplice grande obiettivo: mantenere le persone in quello stato mentale tra la stabilità di una semplice risposta, si o no, e la confusione di una totale incertezza: non posso saperlo e questo mi riempie di angoscia e decido di non pormi più il problema. Entrambi i casi non permettono il cambiamento e hanno come conseguenza o l'attraversamento dell'esperienza rimanendo uguali a come si era all'inizio, o l'abbandono dell'esperienza perché percepita come non interessante, inutile o troppo ansiogena. Era necessario mantenere le persone all'interno di risposte possibili ma sempre discutibili, si ma, no ma, che hanno bisogno di tempo per maturare e nello stesso momento hanno la capacità di rimandare ad altre possibili risposte, in un processo ricorsivo, faticoso ma creativo e generativo. Oggi penso che era davvero semplice, e allo stesso tempo difficilissimo: bastava quella semplice domanda senza possibilità di risposta certa: "Questo è un gioco?"

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