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Un leone nel parco di Palermo
Un leone nel parco di Palermo

Un leone nel parco di Palermo

by Adolfo Bioy Casares
pubblicato da Einaudi

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Descrizione

Ha scritto una volta Jorge Luis Borges: "Uno dei principali avvenimenti di quegli anni - e della mia vita - fu l'inizio dell'amicizia con Adolfo Bioy Casares. Ci eravamo conosciuti nel 1930 0 1931, quando lui aveva circa diciassette anni e io avevo appena passata la trentina. In questi casi si dà sempre per scontato che il piú vecchio sia il maestro e il piú giovane il discepolo. Questo può essere stato vero in principio, ma diversi anni dopo, quando cominciammo a lavorare insieme, fu Bioy che, segretamente, divenne il vero maestro". Il sodalizio tra i due grandi scrittori argentini, durato decenni, ha generato numerose iniziative a quattro mani ("Compilammo antologie di poesia argentina, di racconti polizieschi o fantastici; scrivemmo articoli e prefazioni; [...] fondammo una rivista, "Destiempo", di cui uscirono tre numeri: scrivemmo soggetti cinematografici che furono invariabilmente respinti") e soprattutto diede luogo a singolari eteronimi e a opere indimenticabili come "Cronache di Bustos Domecq" o "Sei problemi per don Isidro Parodi". Insieme - e nonostante l'onesta schiettezza di Borges - quel sodalizio ha finito per togliere lustro alla figura di Adolfo Bioy Casares. Eppure, si è di fronte a una delle maggiori figure della cultura di lingua spagnola del XX secolo: sebbene nel 1990 abbia ricevuto il Premio Cervantes, ancora la sua opera attende il meritato apprezzamento dei lettori. Vette folgoranti di quell'opera sono alcuni romanzi, ma particolare - e forse predominante - valenza assumono i suoi numerosi racconti. La prima raccolta è "La trama celeste" del 1948, l'ultima "Una magia modesta"del 1997, e tra questa e quella non si possono tralasciare "La parte dell'ombra", "Storia prodigiosa", "Ghirlanda con amori", "L'eroe delle donne", "Storie smisurate", "Una bambola russa" e cosí via: in mezzo secolo, Bioy Casares ha saputo creare un universo fantastico e insieme verosimile, e lo ha rappresentato in racconti memorabili (alcuni dei quali brevissimi, folgoranti, a conferma del genio essenziale di questo scrittore). A proposito di quello che dà il titolo alla presente raccolta, l'autore ha osservato (nelle "Memorias", del 1994): "In Un leone nel parco di Palermo" torno al tema della liberazione dalle inibizioni attraverso la presenza di un dio o di una belva feroce o attraverso l'impunità che concedono i travestimenti".
La scelta di questi sedici racconti - a cura di Glauco Felici -, risalenti agli anni tra il 1948 e il 1962, intende essere un avvicinamento fondatamente ammaliato a un universo misterioso e coinvolgente.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi stranieri

Editore Einaudi

Formato Rilegato

Pubblicato 01/01/2005

Pagine 291

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806173210

Curatore Galuco Felici  -  G. Felici

2 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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Un leone nel parco di Palermo

Anonimo - 23/03/2012 12:53

voto 2 su 5 2

Apprezzo Casares e G. Felici (curatore di questa raccolta di racconti) ha fatto bene il suo dovere: i testi scelti sono inseriti anche in altre antologie, segno che sono effettivamente i migliori; tuttavia non ci siamo e il mio 2.5 arrotondato per difetto intende esprimere una certa delusione. "La trama celeste" è a mio parere bellissimo, "In memoria di Paulina"e "Lo spergiuro della neve" meritano rispetto per la trama accuratamente tessuta, mentre vi sono racconti esclusivamente sentimentali (senza cioè l'elemento fantastico tipico di Casares) come "Un'avventura", "Storia romana" e "Casanova segreto" dei quali avrei fatto volentieri a meno. Inoltre alcuni testi come "La parte dell'ombra", "Sui re futuri" o "Rinverdire" si perdono in divagazioni non funzionali alla storia, la cui sostanza si colloca solo in un finale abbozzato. In mezzo una serie di racconti senza lode né infamia: "La serva altrui", "Mosche e ragni", "Il calamaro sceglie il suo inchiostro" e "Storia prodigiosa" (questo presenta la classica personificazione del diavolo). Qualche segno di ripresa si ha in "Gli affanni". Come precisato nella postfazione di Felici che cita le "Memorias" (autobiografia dell'autore), in Casares c'è un prima e un dopo: uno scrittore soprattutto "fantastico" e dalle trame (anche eccessivamente) comlpesse prima, uno prevalentemente sentimentale o satirico e amante dell'intreccio semplice dopo. Preferisco la prima fase.

Un leone nel parco di Palermo

Anonimo - 09/04/2010 10:47

voto 5 su 5 5

Tre sono, a mio avviso, le " cattedrali nel deserto" di questa serie di racconti, che nonostante l'impronta dello stile, sempre molto personale, non si allontana talvolta da una splendida normalità. Certamente, " Lo spergiuro della neve" si impone come il capolavoro, e un'eco di questa commozione struggente si insinua pure ne " In memoria di Paulina", tanto da acquietarne l'orrore che stà al fondo. Ma io voglio spendere qualche parola sul racconto che dà il titolo a tutto il volume, perchè esso, anche in forza della sua brevità, sembra scivolar via, mentre invece è il più terribile di tutti. Tutto il suo spaventevole orrore appare mascherato non tanto dal tono ironico, quanto dal fatto che vi è una cosa che lo scrittore non dice, ma che il lettore indovina notando l'ingegnoso scambio di vocaboli, " episodio" per "leone". Intendo riferirmi al passo che precede la fine, in cui il professor Zanichelli, il cui corpo dilaniato giace in terra, appare come l'unica vittima del leone. Ma non è stato il leone a farlo in brani: sono stati loro, gli umani. Il leone, in realtà, non c'e' mai stato, se non come entità puramente metafisica ( e i ruggiti che smentiscono di volta in volta la sua cattura provenivano da dentro gli uomini, e non da fuori), grazie al quale un cupo incantesimo ha potuto discendere sull'elegante quartiere della città di Buenos Aires, togliendo a quei gentiluomini e a loro spirito ogni parvenza umana, per trasformarli in un branco di belve. Stefano

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