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401 a.C.: spossata da trent'anni di guerra tra Atene e Sparta, la Grecia è in ginocchio. Nel momento di più profonda crisi, il comandante Clearco arruola un esercito di mercenari greci: l'armata dei "Diecimila". Quale sia la sua missione non è chiaro. Si sa che dovrà addentrarsi in territori misteriosi e ostili, nel cuore dell'impero persiano; e si sa che è al soldo del principe Ciro, fratello del Gran Re Artaserse.
A raccontare la grande epopea dell'Anabasi di Senofonte - resoconto dell'incredibile marcia di quell'esercito di ritorno dall'odierno Iraq attraverso l'Armenia fino al Mar Nero - è una donna, Abira, una ragazza che abbandona il suo polveroso villaggio per seguire Xeno, il guerriero a cavallo che un giorno le è apparso con una promessa d'amore e di avventura nello sguardo. E il suo racconto grandioso ci mostrerà tutta la fierezza di diecimila indomiti guerrieri addestrati a superare qualsiasi prova e insieme il coraggio e la dolcezza di una donna innamorata, capace di sopportare qualunque sacrificio.

Dettagli

Generi Gialli Noir e Avventura » Romanzi storici , Romanzi e Letterature » Narrativa d'ambientazione storica

Editore Mondadori

Formato Ebook con Adobe DRM

Pubblicato 26/01/2010

Lingua Italiano

EAN-13 9788852010644

1 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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L'armata perduta alessandro356

Alessandro - 14/09/2018 12:30

voto 4 su 5 4

Questo libro è un adattamento moderno della famosa Anabasi di Senofonte. Inizia seguendo la ribellione di Ciro il Giovane contro il fratello Artaserse II, continuando con la ritirata dei suoi mercenari greci verso ovest, ostacolati a ogni passo da popoli ostili. Sebbene ci siano battaglie e descrizioni dei momenti bellici, questa è principalmente la storia di una lunga marcia/ritirata che lautore riesce a rendere una vera impressa. Evocativa, vivida, emozionante, ricca di momenti intensi e alle volte drammatici. Personalmente ho trovato il finale eccezionale e del tutto inaspettato, anche se poco plausibile e non adeguatamente spiegato. Anziché un guerriero al centro del libro vediamo una donna, Abira. Un personaggio abbastanza ben costruito, forte, intelligente, coraggiosa, che ci fa avere un punto di vista singolare su tutta la vicenda. Oltre a lei compaiono molti altri personaggi, più o meno approfonditi e interessanti, che contribuiscono ad arricchire la storia. Tra tutti ci tengo a sottolineare il mio disprezzo per Parysatis, che nella sua arroganza ha spinto i suoi figli a combattersi, scatenando una guerra civile che ha reso vulnerabile la sua terra (tra le altre cose). Nel suo lungo viaggio larmata incontra molti popoli e luoghi notevoli e singolari, che rendono la trama sempre intrigante ed esotica. Lunica pecca, ormai un vizio per gli autori occidentali e soprattutto italiani, è la poca correttezza verso lImpero Persiano, portata avanti con squallide critiche facilmente individuabili. In particolare bisogna sempre ricordarsi che i greci non erano molto attendibili nel descrivere i popoli che consideravano barbari, per cui non si può essere certi su quanto sia attendibile lAnabasi. In secondo luogo, e questo lo preciso solo perché lo ritengo fondamentale, i persiani avrebbero potuto accettare Ciro come Re, se avesse vinto, ma nessun altro, poiché per la loro giustissima mentalità solo chi apparteneva alla dinastia Achemenide poteva governare sullImpero Achemenide.

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