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L'enigma in scena
L'enigma in scena

L'enigma in scena

by Antonietta Benagiano
pubblicato da Ist. Italiano Cultura Napoli

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Il tramonto dell'umano. Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la tecnica e la burocrazia, elevandole a divinità supreme del mondo. Questo il sostrato dei fulminei, fulminanti racconti di Antonietta Benagiano, che attraverso storie paradigmatiche ci insegnano nel loro orrore l'Enigma, appunto, che l'arte letteraria deve svelare oltre ogni menzogna del capitale e della società dei consumi.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani » Racconti e antologie letterarie

Editore Ist. Italiano Cultura Napoli

Collana Fuori collana

Formato Brossura

Pubblicato 23/08/2017

Pagine 96

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788885605008

14 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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L'enigma in scena elenapolimeno

elenapolimeno - 04/01/2018 18:27

voto 4 su 5 4

L'enigma in scena nuovo libro di Antonietta Benagiano, è composto da brevi racconti incentrati su vicende che ciascuno di noi può vivere senza però soffermarsi su di esse con quell'accurata riflessione, attraverso la quale potrebbe comprendere davvero l'essenza della nostra esistenza. E quindi importante soffermarsi sui momenti che viviamo, sulle sensazioni che proviamo, sul valore che attribuiamo ai ricordi. Anche in un millennio, in cui tutto sembra ruotare veloce intorno allasse della nostra vita c'è sempre un momento in cui ci ritroviamo soli con noi stessi e ci analizziamo come individui colmi di paure e rimorsi, rivalutando il nostro comportamento nei confronti di un mondo che ci vuole invincibili tutti in giorni. Le tematiche nei racconti sono varie ma in particolar modo alcuni brani portano ad interrogarci sul modo in cui siamo padroni della nostra vita; cosi come il racconto dal titolo Tempo e anima secondo il quale bisogna saper fare della vita un sogno, proprio perché quando i sogni si realizzano diventano vita reale ma, per far sì che questo accada bisogna essere sempre perseveranti e mai stanchi; inoltre il racconto riporta la centralità dellamore nella vita di ciascuno e come il tempo non cambi l'accelerare dei battiti del cuore, padrone delle emozioni senza nessuna forza regolatrice. Nei racconti si parla anche delle brutalità commesse dagli uomini nei confronti di innocenti, vittime solo per essersi trovate nel posto sbagliato in un momento di follia umana infatti, proprio come si legge nel racconto Incompiuta :non hanno perché le crudeltà. In questo caso vittima è l'astrofisica Mary, già priva di una veste compiuta in quanto il suo corpo, specchio di una bellezza mutilata, ha il fato beffardo deciso la sua collocazione in un mondo non più terreno. Purtroppo per impedire tali crudeltà non ci sono concessi strumenti necessari, però la gente è stanca di avere paura, di vivere in un mondo mai sicuro dalle barbarie di chi è privo di rispetto dell0essere umano; tuttavia non dobbiamo smettere di anelare alla conoscenza, di lottare contro chi ci vuole sottomessi ad un regime che provoca timore del futuro. L analisi critica e profonda della contemporaneità presentata dai racconti induce a guardarci attorno, a riflettere sulla folla proiettata verso l effimero e il materiale. Guardare dentro se stessi è la salvezza, facendo emergere quello che siamo realmente e attribuendo il giusto valore agli elementi necessari per vivere una vita sempre meno oscura affidandoci, cosi come emerge dai racconti, ai principi fondamentali dell'esistenza, quali l'amicizia, la famiglia, le proprie passioni e l'amore. (Liceo Classico I. I. D. De Ruggieri; alunna: Polimeno Elena; classe: 3^E).

L'enigma in scena carmenalagni

Carmen Aldo - 19/12/2017 18:47

voto 3 su 5 3

Il narcisismo è un termine che presenta una vasta gamma di significati, a seconda che venga utilizzato per descrivere un concetto centrale della teoria psicoanalitica, un disturbo mentale, un problema sociale o culturale, o più semplicemente un tratto della personalità. Il narcisismo è particolarmente diffuso nei giovani, i quali presentano la costante necessità di essere apprezzati ed elogiati. Questa problematica emerge da alcuni racconti del libro intitolato L'enigma in scena,una delle raccolte più appassionanti di vari racconti a opera della nota poetessa e scrittrice massafrese Antonietta Benagiano. Nel brano intitolato Il camice, troviamo il protagonista Vittorio ossessionato dal suo camice da medico cui dedica tutto il tempo per assicurarne la perfezione. Ciò a causa di un insuccesso che ha ferito il suo ego pertanto Vittorio è diventato un personaggio fortemente fragile e insicuro di sé. Alcuni non sono consapevoli di essere affetti da narcisismo e dunque rifiutano l'aiuto altrui anche con violenza. Questa situazione viene vissuta in prima persona da Marta nel brano intitolato Primo passo ,la quale tenta di aiutare Davide, l'uomo che ha sempre amato e appoggiato, a sconfiggere il suo narcisismo ma,come la maggior parte dei problemi, anche il narcisismo deve essere affrontato in maniera graduale,la prima cosa da fare per allontanarlo è prenderne atto e cercare aiuto nelle persone giuste. Ai nostri giorni tendiamo a non prestare particolare attenzione a problematiche di questo tipo poiché a volte sembrano non appartenerci, ma è del tutto errato pensare ciò in quanto viviamo in una società del tutto narcisista: per averne un esempio basta collegarsi sui social network e osservare quante foto vengono postate per condividere momenti della vita privata con persone estranee. Questo accade perché ci sentiamo fortemente fragili e cerchiamo l'approvazione delle cose che svolgiamo quotidianamente negli altri e magari a volte capita di prestare maggior attenzione al numero di amici che abbiamo sui social piuttosto che passare del tempo con le persone che ci circondano. Dunque questo libro mediante dei racconti dai quali emergono molteplici problematiche molto profonde, non si limita ad allontanarci dai mali sempre più diffusi, ci incita in un certo senso anche seguire la strada della logica e della razionalità, in grado di arrecare nell'uomo un maggiore senso di consapevolezza. Leggere i vari racconti in maniera superficiale non porterebbe a nulla di proficuo, ma prestando particolare attenzione ad essi è possibile acquisire maggior consapevolezza di ciò che ci circonda e capire come determinati aspetti della realtà sociale incidono in maniera significativa sulla nostra persona.

L'enigma in scena anastasia170406

anastasia170406 - 09/12/2017 14:19

voto 0 su 5 1

Sta a noi stabilire quali sono le priorità nella vita quotidiana e divenire capaci di comandare e sfruttare la tecnologia per i nostri vantaggi e per un miglioramento delle condizioni di vita e non farci "soggiogare" da essa, perché diventando suoi "schiavi" rischiamo di isolarci dal mondo che ci circonda, ma soprattutto rischiamo di non riuscire a comunicare i sentimenti del corpo alla persona che è dietro lo schermo, perché è il corpo a dare autenticità alle parole, lo sguardo, l'espressione del volto che parla più delle parole. La gente non sente più la necessità di un'autentica comunicazione; si mette in contatto con coloro che sono distanti miglia e miglia, ma non pone attenzione a chi è loro vicino, ad attuare una comunicazione che implichi la lettura del corpo, oltre a quelle delle parole. La comunicazione, ma soprattutto la socializzazione può nascere così, all'improvviso, anche durante un momento di attesa, come accade ai protagonisti del racconto "Pausa", i quali affermano inoltre che a causa della tecnologia, anche la bellezza si è massificata. Emergono dai racconti della scrittrice Benagiano tematiche che converrebbe affrontare, ad esempio la bellezza e il narcisismo, il burocratismo con quanto è ad esso connesso. "L'enigma in scena" è una sollecitazione a riflettere sul nostro futuro già presente.

L'enigma in scena anastasia170406

anastasia170406 - 09/12/2017 14:06

voto 3 su 5 3

La lettura di "L'Enigma in scena" della scrittrice Antonietta Benagiano sollecita a riflettere su taluni aspetti della nostra contemporaneità. Negli ultimi vent'anni la nostra società ha subito un radicale cambiamento, il passaggio da una società "moderna" ad una società "post-moderna" è stato veloce e sconvolgente. Oggi si parla di società digitale, di ciberspazio, di e-commerce, di Internet o di società "fluida" e "multirete". Oramai, la tecnologia è talmente entrata a far parte della nostra vita quotidiana da non darle più molta importanza, anzi delle volte la si dà per scontata. Ma se pensassimo per un attimo a come era la vita prima dell'avvento della tecnologia e a come vivremmo senza di essa, allora possiamo anche cercare di capire quali sono i vantaggi apportati dall'uso della tecnologia per noi, per la nostra vita e per quella di tutti gli uomini del mondo e quali viceversa sono gli aspetti negativi, legati altresì all'abuso e al modo errato di servirsi delle tecnologie a nostra disposizione. Grazie al progresso della scienza e della tecnologia, l'uomo ha conosciuto un enorme miglioramento delle proprie condizioni di vita, ma il progresso ultimamente sta così accelerando da divenire quasi incontrollato con il rischio di superare le reali esigenze dell'uomo. Le nuove tecnologie e la libertà della comunicazione ad essa legata stanno cambiando le relazioni sociali tra i gruppi. Internet e i nuovi digital divide (tablet e smartphone), è vero, ci permettono di venire a conoscenza di informazioni, vedere video, film, documentari, in tempo reale da tutte le parti del mondo; ma restare al passo coi tempi o meglio con le migliaia di notizie ed eventi giornalieri, è certamente difficoltoso e delle volte può procurare un senso di disorientamento, legato proprio alla massa di informazioni cha cadono a pioggia su di noi spettatori. Gli strumenti tecnologici ci permettono di fare cose impensabili: stando comodamente seduti a casa di fronte ad un pc, si può fare shopping acquistando per negozi in tutto il mondo, pianificare una vacanza, studiare assistiti da un tutor virtuale, incontrarsi con gli amici lontani tramite una videochiamata di gruppo su Skype, ecc. La tecnologia dell'informazione e della comunicazione ci ha permesso di abbattere ogni barriera e ogni frontiera; quando, però, la realtà virtuale ci confonde, scavalcando la realtà, lì diviene pericolosa. Molte delle problematiche di carattere psico-sociologiche sono connesse alla fuga dalla realtà, e all'incapacità di distinguere le sensazioni, le emozioni nei vari momenti, durante l'utilizzo o meno delle tecnologie virtuali. L'essere un utente di un social network ci convince di far parte di una comunità, ci fa credere di essere amici quando invece si tratta di una comunità "virtuale" in cui i rapporti molto spesso sono finti. Si parla oggi di nuove tecno-fobie e di stress da nuove tecnologie, ad esempio controllare incessantemente il telefonino per paura di non essere raggiungibile o guadare la mail o un sms o whatsapp per paura di non leggere un messaggio importante, rimanere sempre online, ne sono un esempio. La voglia di far parte di un gruppo, sentirsi utile per il raggiungimento di uno scopo comune, avere una decisa identità all'interno della comunità, spinge sempre più "utenti" a sfuggire dalla società reale in cui i rapporti sono difficili da gestire, ed entrare a far parte di una società surrogata, online, in cui si può entrare in un gruppo o in n altro, in base ai propri interessi, anche momentanei, con la semplicità di un solo clic. Immaginare una vita senza tecnologia sembra oramai impossibile, e nemmeno sarebbe onesto affermare che senza di essa vivremmo meglio. La soluzione alle problematiche legate all'abuso indiscriminato delle tecnologie sta nella preparazione ed educazione degli "utenti" ad un uso corretto e responsabile della tecnologia.

L'enigma in scena rossanaconte

Rossana Conte - 07/12/2017 22:26

voto 5 su 5 5

Si rafforza nella natura umana un convincimento a condannare il prossimo, come se odiarlo sia la via giusta per salvarsi dai nemici, vivendo in una realtà distorta senza alcun confine, simile ad un pendolo oscillante fra il fascino del baratro e la richiesta d'aiuto per raggiungere la salvezza. A tal proposito, riecheggia l'affermazione di Milan Kundera nell'opera L'insostenibile leggerezza dell'essere: Chi tende continuamente verso l'alto deve aspettarsi, prima o poi, d'esser colto dalla vertigine. Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira e ci alletta, è il desiderio di cadere dal quale ci difendiamo con paura. Difatti è lecito avere delle ambizioni, degli obiettivi da portare a termine, ma non è possibile valicare i limiti della conoscenza e delle nostre possibilità, poiché ciò sfocerebbe in un folle volo come quello descritto da Dante ne La Divina Commedia (XXVI canto dell'Inferno), compiuto da Ulisse. Ciò che può salvarci è la consapevolezza di un problema e immettersi nella prospettiva di una risoluzione mediante il dialogo, il confronto o anche, grazie all'amore, accettare punti di vista differenti, accogliere una sconfitta con maggiore serenità rispetto ad una vittoria, l'esistenza di strade differenti, delle quali il narcisista sembra quasi non accorgersi, e cominciare a muovere verso altra direzione i primi passi. Solo così si potrà giungere alla felicità, la quale appare un anelito irraggiungibile ma desiderabile, simile alla sehnsucht fichtiana. Tuttavia essa non potrà mai trovare risposte in una fredda spiegazione scientifica, dunque la complessità dei sentimenti umani va al di là dei limiti matematici, è qualcosa che ci permea e ci caratterizza: le emozioni devono essere controllate ma non represse perché proprio esse determinano il nostro essere e le nostre capacità, opponendosi ad una società massificata. (Recensione di Rossana Conte, studentessa del liceo classico "De Ruggieri" Massafra)

L'enigma in scena rossanaconte

Rossana Conte - 07/12/2017 22:25

voto 5 su 5 5

Ma rimarremo comunque funi lese, in più parti rotte, annodate, ampolle di vetro fragile, dove basta un soffio per mandarle in frantumi secondo quanto afferma la scrittrice Antonietta Benagiano nel racconto Primo passo appartenente al suo libro L'enigma in scena. In quest'opera l'autrice attraverso diversi racconti slegati e fra loro collegabili affronta tematiche molto profonde in chiave filosofica, fonte di discussione sempre attuale, su cui meditare e cogliere l'irripetibile bellezza ed unicità della nostra esistenza. Ad esempio nel racconto Oscura ritroviamo una delle prerogative umane: il voler entrare nel mistero, nell'oscurità del prossimo. Viene delineata la complicata storia d'amore fra i due giovani Nikolaj e Sara come un odi et amo catulliano in cui diversi sentimenti, anche opposti fra loro, si intrecciano e trovano coesione; un rapporto, il loro, caratterizzato da sincerità e a volte da pensieri oscuri, un amore che ci fa sentire in paradiso e contemporaneamente ci estromette da esso poiché amare significa anche non rinunciare alla propria singolarità, alla libertà. Per questo motivo siamo attratti dall'oscurità dell'altro tanto da chiederci: Chi sei tu che m'incanti e mi geli, chi sei davvero tu? . L'amore irreprimibile verso l'ignoto, paragonabile all'amore misterioso, raccontato da Tarchetti nel racconto Fosca, nutrito da Giorgio nei confronti di Fosca, un sentimento buio e tenebroso che tuttavia alletta il protagonista verso la conoscenza dell'enigmaticità della donna. Tale alone di mistero permette il perdurare del loro amore al di là di un piacere fuggevole. Inutili, dunque, risulteranno i tentativi di chi ci affianca di conoscerci completamente, dal momento che l'uomo si imbatterebbe nel labirinto della mente. Anche questa tematica viene affrontata in un altro racconto, Primo passo, sempre del libro L'enigma in scena di Antonietta Benagiano, nel quale si cerca di aprire inutilmente uno spiraglio fra le barriere che innalziamo, ma molte volte, per celare le perplessità, tendiamo ad assumere esteriormente un comportamento narcisista, non accettando alcun aiuto; ci si compiace del proprio successo e contemporaneamente ci si deprime al cessare di esso. (Recensione di Rossana Conte, studentessa del liceo classico "De Ruggieri", Massafra).

L'enigma in scena rossanaconte

Rossana Conte - 07/12/2017 22:23

voto 5 su 5 5

Oggi viviamo in una società in cui l'apparenza riveste un ruolo sempre più rilevante. Tale problema, acuito in particolar modo dalla globalizzazione e dal progresso, ha dato origine ad una vera e propria massificazione in cui gli individui tendono ad omologarsi perdendo le proprie tradizioni, i costumi e soprattutto il proprio modo di pensare ed esaminare la realtà. A volte chi si oppone con un punto di vista differente, manifestando così la sua creatività, viene dal gruppo estromesso. Ciò ricorda quasi la sensibilità baudleriana espressa nella poesia Lalbatro, in cui la grande delicatezza emotiva, manifestata attraverso la poesia, lo eleva nel cielo tanto da renderlo il sovrano di esso come le ali dell'albatro. Queste ultime possono, tuttavia, divenire il suo più grande impedimento sulla terraferma, in cui la mancata emotività e l'incomprensione del messaggio di cui si fa portavoce, favoriscono lo sconforto del poeta, il quale in un contesto negativo non coglie solo il bene ma soprattutto il male; questa condizione lo fa soffrire, diventato oggetto di scherno da parte di uomini superficiali e stereotipati, vive in un mondo dominato da finzioni e maschere. Ciò testimonia un progresso solo esteriore in quanto non si è fatto alcun vero passo per poterlo raggiungere. Spesso, perciò, ci si domanda se realmente si possa parlare di civiltà, di fronte a tali esempi la risposta risulta negativa, lo stesso universo è dominato dall'oscurità, dal mistero e dal silenzio. Risulta persino impossibile distinguere con chiarezza e limpidezza coloro che ci affiancano in questo nostro cammino di vita, quasi somiglianti a delle ombre: Viviamo in un'affollata solitudine secondo la definizione di Bauman; vanamente cerchiamo di cogliere le sfumature di chi ci è vicino, poiché noi per primi siamo poco limpidi con noi stessi, in ogni caso tentiamo di nascondere una parte di noi, la più recondita, profonda: le nostre fragilità. Tale comportamento nasce come vera e propria auto-difesa, innalzando barriere sempre più alte ed invalicabili che rendono impossibile il loro superamento. (Recensione di Rossana Conte, studentessa del liceo classico "De Ruggieri" Massafra)

L'enigma in scena martinapagliara

martinapagliara - 06/12/2017 19:06

voto 5 su 5 5

Il libro preso in esame, L'enigma in Scena, della scrittrice Antonietta Benagiano, descrive e rappresenta il riflesso di una società mutata, afflitta da problematiche etiche e soprattutto morali. L'impatto che questa raccolta di racconti ha avuto nel porre in rilievo la vita di tutti i giorni è stato particolarmente incisivo. Ogni giorno ci ritroviamo a combattere contro qualcosa quasi senza rendercene conto. Combattiamo contro mali celati: esibizionismo, egoismo, narcisismo, tecnologismo, economicismo; e altri ancora. La nostra società è ciecamente attratta da ciò che un piccolo schermo ci mostra, nel quale i personaggi messi in scena rappresentano il prototipo della perfezione: i protagonisti sono belli, ricchi, possiedono una grande casa, un grande capitale, una grande fortuna. Dinnanzi a ciò, a queste facili e futili rappresentazioni di vita quotidiana, l'uomo odierno si comporta in due modi differenti. Possiamo vedere come l'uno, ammaliato da ciò che vede attraverso i media, la televisione ed i film, si presti ad imitare ciò che vede. Qui nasce anche la presunzione di voler ottenere tutto ciò che si vuole con un semplice battito di ciglia e l'uomo non riconosce più cosa sia la fatica ed il dovere di raggiungere un obiettivo. Quest'uomo non si curerà di pareri altrui, continuerà per la sua strada conducendo una vita viziosa. Non saprà riconoscere la critica o il disdegno, si nutrirà unicamente di beni materiali e falsi complimenti. L'altro, dinnanzi alla vastità di fenomeni tecnologici e non solo, si sentirà piccolo ed impotente ai piedi del mondo. La società in cui viviamo è sempre alla ricerca di innovazioni e trasformazioni e non sempre si riesce a stare al passo. Ciò porta non solo ad un completo annullamento dell'individuo ma contribuisce alla nascita dei più grandi mali sociali: l'abuso, la prepotenza, il suicidio, la criminalità. Viviamo in una società in cui l'uomo e la donna contemporanei sono chiamati a pensare, a scegliere e a riflettere in completa solitudine, non avendo un riferimento fisso, valido. La capacità che l'autrice di questo libro ha è quella di rappresentare e trasmettere implicitamente le varie malattie di cui il mondo soffre. Per fare ciò si avvale di brevi racconti, che illustrano ampiamente ed esaustivamente i mali sociali. Ho inteso e vissuto queste storie come se fossero delle pillole di vita ed ho invitato me stessa ad un nuovo giorno e ad una nuova opportunità per cercare l'equilibrio e l'armonia in mezzo a questo irreversibile cambiamento materiale e spirituale. Dinnanzi a queste sfide e difficoltà dovute alla rivoluzione tecnologica, l'ingenua domanda che mi pongo è: è davvero questo il prezzo da pagare per il progresso ? (Martina Pagliara V E Liceo classico D. De Ruggieri - Massafra)

L'enigma in scena joncucc

joncucc - 06/12/2017 11:48

voto 5 su 5 5

La scrittrice Antonietta Benagiano, autrice de L'enigma in scena, una raccolta di 21 brevi, ma, intense storie, mette in risalto alcune problematiche riscontrate nella nostra quotidianità su cui converrebbe riflettere, quali il tecnologismo, il burocratismo, il narcisismo e la relazione tra la scienza e l'amore. Nella narrazione è possibile notare un abile uso di termini latini e greci, inoltre, si può apprezzare la fantascienza sociologica, infatti la maggior parte dei racconti è ambientato in galassie e pianeti lontani, abitati da esseri extraterrestri, aventi ancora caratteristiche sentimentali umane. La società odierna non sa più cosa significhi "vera comunicazione", caratterizzata dalla parola e dal linguaggio del corpo, il quale spiega esplicitamente ciò che ognuno pensa e ha nel cuore. Se continuiamo così, ci sarà una nuova evoluzione: dal sapiens sapiens all'homo technologicus. Il tecnologismo, cioè l'uso esasperato della tecnologia, la quale unisce e allo stesso tempo divide, è causato in gran parte dall'omologazione massificata, proprio perché ognuno di noi non vuole essere emarginato dal resto della comunità e quindi cerca di seguire le abitudini comuni, influenzate dalle propagande mediatiche. Tutto ciò porta a una quasi xenofobia, intesa come paura del diverso, dell'"estraneo", infatti colui che non segue la massa, credendo ancora nella libertà del singolo, viene visto come un pericoloso divergente, odiato dalle super influenze. In ognuno di noi è presente una certa forma di narcisismo. Esso deve essere ridimensionato, poiché un'eccessiva egofilia porta ad un falso perfezionismo, falso perché l'essere umano agisce nell'imperfezione. Tutto ciò è collegato all'orgoglio, infatti l'inaccettata critica implica una depressa solitudine, dalla quale scaturisce il rifiuto familiare oppure esistenziale. L'esasperazione del narcisismo, portata al parossismo, comporta un intenso odio e una significante disarmonia fra i soggetti, che può essere risolta soltanto con la vera conoscenza di se stessi, cioè con la coscienza addestrata all'interesse altruistico. Tutti i giorni ci troviamo davanti a scelte talmente importanti da esser capaci di condizionare perpetuamente il nostro avvenire. Ad esempio, l'amore per il proprio lavoro può vincere quello sentimentale. L'umano ha qualcosa di misterioso, infatti, ogni individuo è caratterizzato da un enigma arcano e perenne, il quale non ci fa esprimere in modo chiaro e pulito i nostri sentimenti. Tuttavia l'assenza dell'enigmatico porterebbe all'assenza dell'emotività umana, infatti l'enigma è bellezza. (Cuccaro Jonathan & Laterza Francesco della classe 3°D liceo scientifico dell'I.I.S.S. D. De Ruggieri, Massafra, TA).

L'enigma in scena ciaojenny

ciaojenny - 06/12/2017 11:42

voto 5 su 5 5

Nel libro "Enigma in scena", l'autrice Antonietta Benagiano affronta diversi temi e tra questi ritroviamo il narcisismo. La parola narcisismo deriva dal nome di Narciso, personaggio della mitologia greca, innamorato della propria immagine. E' un atteggiamento che tende ad esaurire la personalità nell'esclusiva considerazione ed esaltazione dell'ego. Ne parla in uno dei tanti racconti brevi, intitolato "Il camice". In questo brano il protagonista è molto sicuro di se stesso, crede di non poter commettere alcun tipo di errore e ripone la sua sicurezza nel suo camice. Ma proprio quando un collega gli fa notare l'imperfezione di esso e un professore l'errore nell'aver colto una patologia sbagliata, il protagonista cade nell'insicurezza che lo porta a diventare l'opposto di quello che è sempre stato. Diventa insicuro, ha paura dei giudizi negativi che possono riguardargli e cura in tutto e per tutto il suo camice. Padre e madre, ma anche la sua ragazza, preoccupati della sua nuova situazione, cercano in tutti i modi di salvarlo, ma lui non vuole essere salvato. Leggendo questo brano è possibile cogliere diversi insegnamenti: la sicurezza può essere considerata sia come punto di forza sia una grande debolezza, pertanto ciascuno di noi dovrebbe essere consapevole della propria imperfezione e accettarla. (Dibello Barbara, Quarato Alessia, D'Erchia Jennifer, Elmasllari Sara, Kotori Giusy, Esposito Agnese, Classe: 3 D. Scuola: Liceo Scientifico "De Ruggieri")

L'enigma in scena emanuela_maraglino

emanuela_maraglino - 06/12/2017 08:06

voto 4 su 5 4

La bellezza salverà il mondo o sarà il mondo a salvare la bellezza? Secondo l'autore dell'aforisma sopracitato, lo scrittore e filosofo russo Dosteovskij, la bellezza dovrebbe essere in grado di suscitare l'amore, di farci vedere nell'altro il prossimo da amare. Ma egli stesso sa che dalla bellezza non viene salvezza. Anche noi, siamo certi che né ai tempi dello scrittore né ai giorni nostri la bellezza è in grado di salvare il mondo. Forse perché sbagliato è il significato che ad essa si attribuisce. La bellezza non è altro che il prodotto dei sentimenti che prescinde da fisicità e materialità, è tutto ciò che si offre alla vista: anche il più semplice paesaggio che il Creatore ci ha donato. Bellezza è l'uomo nella sua completezza, emanata dal pensiero oltre che dalla sua fisicità, ma bellezza è anche la donna, nella sua semplicità. Bellezza è il rapporto tra due persone che trovano luna nello sguardo dell'altra l'UNIVERSO, come si evince dal racconto Bellezza facente parte de L'enigma in scena, nuovo libro della scrittrice Antonietta Benagiano. Il racconto Pausa dello stesso libro fa meditare sugli effetti del tecnologismo. Oggi la tecnologia è riuscita a sottrarre valore all'uomo rendendolo snaturalizzato: vale più della persona e comporta la massificazione del pensiero. L'uomo sta annientando la sua stessa umanità a causa dell'utilizzo spropositato di ciò che la tecnologia offre; conseguenza è anche il narcisismo, è il mondo dell'ego, è il successo indiscriminato, è la condizione di solitudine. La perdita dell'individualità e l'incapacità di pensare sono conseguenze del tecnologismo o addirittura la definizione del tecnologismo stesso. E stato l'uomo ad utilizzare la tecnologia troppo e male, però, come affermava Harvey B. Mackay: La tecnologia dovrebbe migliorare la tua vita, non diventare la tua vita. (Liceo Scientifico D. De Ruggieri, le alunne: Maraglino Emanuela Maria D. Pratolino Sara, Classe IV^D)

L'enigma in scena danilafusillo

danilafusillo - 05/12/2017 18:08

voto 5 su 5 5

In L'enigma in scena il mondo è diretto dalla digitazione e dall'anima. Nel XXI secolo il mondo è diretto dalla digitazione. Digitiamo, i nostri pollici, velocemente, esprimono uno stato d'animo, la nostra vita viene incollata su un social o descritta in poche ed essenziali parole. Ed è proprio questo il tema straordinariamente attuale che la scrittrice Antonietta Benagiano imprime tra le pagine de L'enigma in scena nel racconto Pausa. I sistemi di comunicazione, in via di sviluppo, sono una delle risorse più grandi cui si è pervenuti nel nostro secolo, importanti non solo per comunicare con una persona lontana o relativamente vicina, ma anche come mezzo per restare al passo con il mondo, informandosi, esprimendo un'opinione per far sentire nel piccolo la nostra voce attraverso un commento. A volte però, con alcuni gesti che ormai sono diventati automatici e abitudinari, ci dimentichiamo di quanto possa essere bello guardare la natura, toccarla e respirarla, quanto possa essere bello guardare negli occhi il prossimo e sorridere davvero, faccia a faccia. Questi i doni più preziosi e sottovalutati del nostro secolo, doni che non apprezziamo o a volte dimentichiamo di avere. Noi siamo il mezzo di comunicazione più efficace che esista. Il nostro cuore, la nostra anima, il linguaggio del nostro corpo sono fondamentali per comunicare. A volte, con gli occhi, con una semplice espressione, riusciamo a dire molto più di parole scritte in un messaggio fatto di pochi ed essenziali caratteri. Dovremmo, prima della tecnologia, mettere al primo posto noi stessi, più potenti di uno schermo o una tastiera. E quanto la scrittrice fa rilevare nel racconto Tempo e anima. Per un istante tutto si ferma e riparte in un'altra dimensione, una dimensione che profuma di vecchi ricordi e sorrisi dimenticati tra lo scoccare delle ore. Il tempo che non è solo lo scandire continuo di un secondo, lo scoccare della mezzanotte, l'arrivo di un nuovo giorno da affrontare fatto di minuti e ore, attimi inaspettati della vita da rincorrere, afferrare e vivere, e l'anima la nostra sostanza primaria, linvolucro trasparente intorno al nostro cuore e alla nostra psiche. Elementi che si completano a vicenda: Il tempo che completa l'anima e l'anima che scandisce i secondi e vive il tempo. Per un attimo l'anima di Adamo rivive un tempo lontano: le sue braccia intorno al corpo di Adele che svanisce sotto il peso di un addio salato pronunciato cinquanta anni prima. Adamo, ogni sera, torna dinanzi a quel portone estraniandosi da una realtà troppo stretta per lui, soffocante. Basta chiudere gli occhi e riaprirli, un movimento così naturale, per ritrovarsi il passato nuovamente tra le mani. Immagini sbiadite ma vivide, che lui sente sulla sua pelle ancora dopo cinquant'anni. Adele è lì e con i suoi occhi guarda ancora quella realtà; nulla è cambiato, il tempo passa inesorabile e indisturbato, avrebbe continuato a dettare il suo ritmo con le sue lancette come se fosse un maestro e stesse dirigendo la sua orchestra. Ma a volte cambiare cose, situazioni, persone, è difficile anche per lui. Adele e Adamo avrebbero continuato a viaggiare su binari diversi, osservando lancette diverse con un tempo uguale. Due anime che, dopo il loro addio, continuano a vivere sotto il peso delle lancette e dei ricordi, vivendo, come avrebbe detto Bengson, un tempo cronometrico e un tempo dell'anima. (Danila Fusillo, 4 E, Liceo Classico D. De Ruggieri)

L'enigma in scena francescaaserra

francescaaserra - 04/12/2017 18:19

voto 3 su 5 3

Attuali le tematiche dei racconti di L'enigma in scena, nuovo libro della scrittrice Antonietta Benagiano. Un giorno lontano, in un futuro incerto, il genere umano che stiamo imparando a conoscere- cambierà inevitabilmente. Le certezze umane, generate da dubbi, varieranno al variare della tecnologia. L'uomo diventa primitivo azzerando ogni conquista civile e morale, smarrendo i propri valori e da individuo libero e cosciente, diventa una macchina automatica vittima di una dipendenza che lentamente distrugge il suo intelletto. L'uomo, la perfetta creatura, munita di intelligenza, si sottomette ad una tecnica priva di qualsiasi valore umano, si sente al sicuro protetto da uno schermo che attutisce i colpi, quasi come fosse uno scudo, e che gli permette di scagliare schegge di vetro taglienti e non essere riconosciuto. L'uomo è schiavo della nuova scienza ed è orgoglioso di esserlo, ed è proprio sulla schiavitù dell'uomo moderno che si incentra il racconto Pausa. Ai giorni nostri, si è spesso soliti discutere a proposito delle innovazioni, positive o negative che il grande progresso tecnologico degli ultimi decenni ha portato. Queste novità, come accennato in precedenza, hanno recato, di conseguenza, degli svantaggi, dovuti alla caduta nell'oblio di abitudini che hanno sempre contraddistinto il genere umano. La più importante e significativa tra queste è sicuramente quella del linguaggio orale. Osservando i comportamenti delle generazioni contemporanee, non è difficile notare che spesso si preferisca comunicare servendosi di mezzi tecnologici, piuttosto che col classico dialogo faccia a faccia. A questo proposito citiamo il filosofo Michel De Montaigne, il quale afferma che uno dei grandi limiti dell'uomo è proprio l'uso della parola, in quanto non tutti danno lo stesso peso agli stessi vocaboli. Quindi, tenendo presente questa considerazione, è naturale domandarsi: se il linguaggio orale ha i suoi limiti, quanti aspetti negativi oltre questo caratterizzano il linguaggio scritto? A confermare e condividere il pensiero di Montaigne, si colloca un grandissimo scrittore del '900, Luigi Pirandello. Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai! egli scrive in Sei personaggi in cerca d'autore sottolineando l'importanza che ogni singolo individuo dà alle parole. Fondamentale ruolo gioca l'intonazione, la quale è uscita di scena lasciando spazio a tastiere e schermi. La tecnologia ha ormai preso il sopravvento. L'uomo si preoccupa solo dell'apparire al meglio attraverso i social. Non c'è più intimità. Siamo ormai avvezzi a rendere pubblica ogni nostra mossa e a mostrare all'altro ciò che stiamo facendo, non per renderlo partecipe, ma per il semplice gusto di farlo, o nell'intento di essere approvati. La tecnologia è di per sé un bene, ma il suo uso improprio ha reso l'uomo cieco e corrotto. (Lucia Bardaro, Francesca Serra, Angelica Termite. Classe 4E, Liceo Classico D. De Ruggieri)

L'enigma in scena mirellarotelli

mirellarotelli - 04/12/2017 17:03

voto 5 su 5 5

Nel suo nuovo libro L'enigma in scena la professoressa Antonietta Benagiano scrive -cito il critico Giorgio Bàrberi Squarotti- di racconti di vita e di crucci sempre sorretti da una scrittura elegante. Attraverso l'escamotage di una narrazione, proiettata talora nel futuro, affronta diverse problematiche della nostra attualità come il tecnologismo, cui si connette anche la massificazione. La società moderna è sempre più permeata dal pensiero omologato e, se già nel 62 d.C. il filosofo Seneca consigliava nelle lettere all'amico Lucilio di fuggire la folla per perseguire la saggezza e la libertas, a maggior ragione dovremmo noi che, travolti dalla omologazione, non abbiamo più libertà di pensiero. Ancora Seneca afferma che non adeguarsi alla folla è dato solo agli uomini savi, che non avvertono necessità di identificarsi con la collettività per essere paghi di sé: seguire la moltitudine è, infatti, assai dannoso e nulla è più nocivo ai buoni costumi che lo stare con uomini viziosi. Il processo di orizzontalizzazione è figlio della perdita d'identità che sempre più cerca di adattarsi ai canoni imposti. Chi non indossa l'abito di costruzioni e inganni della massa, vede come unica soluzione l'annientamento, da parte degli altri, del proprio essere perché lo si vuole uniformato. La tecnologia, nel tentativo di unire gli individui, li ha svuotati e permeati di strumenti attraverso cui l'uomo dà libero sfogo alle ombre più cupe e brutali dell'animo. La folla è solita utilizzare lo schermo, di un computer o un cellulare, come scudo, e la tastiera come arma per lanciare opinioni su persone o cose, senza realmente conoscere le circostanze. Ma, chi siamo realmente quando siamo da soli? Della mancata comunicazione reale dovuta alla tecnologia tratta il racconto Pausa. Con il passare del tempo sempre più la corretta comunicazione con chi ci sta accanto va scemando per dare spazio al rifugio offertoci dagli schermi. Vero è che con i cellulari si è ampliata la corrispondenza tra persone lontane, ma quanto ci giova la scoperta del remoto se siamo poi incapaci di accorgerci della persone accanto a noi? Altra tematica affrontata è quella della bellezza. Esempio ne è il racconto Incompiuta. La narrazione si apre con Mary che descrive la gioia che prova nell'abbandonare il corpo, sottratto in un attacco di cui è stata vittima. La `veste è ciò su cui pone attenzione: la sua bellezza è effimera, eppure costituisce la maggiore fonte di preoccupazione, anche se in vita ha maggiormente curato quanto di invisibile alberga al nostro interno. Mai il corpo l'ha resa felice per la sua incompiutezza, e quel proiettile che l'ha separata da esso è per lei libertà. Solo la materia cranica le dava soddisfazione, eppure anche quella le si rivela poi fugace. Vede quelli che credeva amici pronti ad appropriarsi delle sue ricerche, di una fama immeritata, quasi costringendola all'oblio. Solo sua madre che le stava accanto amandola non le faceva pesare l'incompletezza della veste, poteva ,in realtà, essere per lei bellezza. Il forte interesse per la veste è anch'esso attuale narcisismo. E se in realtà denotasse una mancanza di fiducia in sé stessi nella convinzione di valere solo con l'approvazione altrui? In una modernità caratterizzata da chiusura e insicurezza, ogni ideale e pensiero sono annullati dall'opinione delle masse. La veste è il totale annichilimento dell'essere, è rinunciare alla propria individualità. Dunque, dopo aver letto qualche racconto della professoressa viene quasi spontaneo chiedersi: si è più soli nella moltitudine o nella propria solitudine?

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