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La città di ottone

S. A. Chakraborty
pubblicato da Mondadori

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Egitto, XVIII secolo. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un'abile guaritrice e di saper condurre l'antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori. Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all'interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L'arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Fantasy » Narrativa d'ambientazione storica , Fantasy Horror e Gothic » Fantasy , Gialli Noir e Avventura » Romanzi storici

Editore Mondadori

Collana Oscar fantastica

Formato Tascabile

Pubblicato 16/06/2020

Pagine 528

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788804723707

Traduttore L. Desotgiu

4 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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La città di ottone sofiaturturici

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voto 5 su 5 RECENSIONE A CURA DI "LA RAGAZZA DEU LIBRI" "La Città di Ottone" è il primo volume della trilogia fantasy di S.A. Chackraborty, e ha il potere di attirare i lettori come una calamita. Il libro ha una narrazione eterodiegetica, è scritto in terza persona, e vediamo l'alternarsi di due punti di vista principali, nei capitoli: quello di Nahri, una ragazza che vive di piccoli furti nelle strade del Cairo; e di Ali, un giovane principe Qahtani, Ad attirare subito l'attenzione dei lettori è il fascino orientale, trasmesso dalle descrizioni dei luoghi in cui è ambientato, che sono davvero ricche ma mai eccessive, anzi hanno la capacità di evocare sensazioni e profumi, come se chi legge le stesse realmente vivendo. La scrittura dell'autrice però da il suo grande contributo perché è molto fluida, con periodi non troppo lunghi e molto concisa. Apprezzabile è anche la cura dedicata alla struttura del testo, alla sua punteggiatura, per cui sicuramente si devono fare i complimenti alla casa editrice. Dal punto di vista del contenuto, ci troviamo di fronte ad un opera che, in qualche modo, ci fa rivivere le emozioni che da bambini avevamo guardando Aladdin, anche se la storia ed il contesto sono totalmente diversi: Aladdin è ambientato in India, questo in Egitto; ma ci sono alcuni elementi che lo richiamano, a parte il fascino orientale e la magia dei luoghi, della lingua, della cultura, in cui è ambientato. Tra questi, ad esempio, la presenza dei Jinn che sarebbero una specie di "geni della lampada", in una versione totalmente rivisitata di quelli che abbiamo sempre conosciuto però. Sta di fatto però che l'essenza della cultura orientale, il suo mistero e le sue tradizioni, rielaborate in chiave fantasy, con una spruzzatina di romanticismo, hanno creato una storia davvero coinvolgente, che tiene i lettori incollati alle pagine. Anche il divario tra "razze", sempre presente nei libri di genere fantasy, è ben strutturato e progettato. La storia non è mai scontata, anzi chi legge si ritroverà a cambiare spesso opinione su ogni personaggio, cosa che si protrae fino alla fine della lettura, ribaltando totalmente l'idea che ognuno si sarà fatto. Dettaglio importante da non sottovalutare è la rilevanza della religione che la scrittrice ha voluto riservare a questa storia. Anche se siamo in presenza di una pluralità di religioni, che non sono quelle che noi conosciamo, esse hanno comunque una loro importanza nella vita sociale delle culture presenti nel racconto. Anche qui, come nella nostra quotidianità, esse sono motivo di discriminazioni, di faide e di ingiustizie;ma, cosa ancora più importante, è il bisogno di apertura e di uguaglianza che si è voluto affermare nel corso della storia. In conclusione, si tratta di un libro davvero spettacolare da tutti i punti di vista: è romantico, è intrigante, con colpi di scena e la giusta dose di magia e di suspense. Voto scrittura: Voto contenuto: Voto finale
La città di ottone fre_quattrocchi

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voto 4 su 5 "La città di ottone" è ambientato al tempo delle spedizioni napoleoniche in Egitto, la protagonista è Nahri una ragazza orfana che vive truffando le persone più credulone, convincendole a seguire le sue terapie palliative. Un'attività che le frutta bene e che in molti casi le fa sfruttare le sue capacità invidiabili: capire e parlare ogni lingua che ascolta, sapere quando le persone sono malate e in alcuni casi guarirle. Quest'ultima in particolare diventa piuttosto utile quando si tratta di guarire anche se stessa. Una sera, durante un rito zr molto coinvolgente, Nahri evoca un deava, Dara, e con lui compaiono una serie di altri individui mostruosi che cercano di farla fuori. Da qui inizia il suo viaggio verso la Città di Ottone, Daevabad, il luogo dove vivono i deava o, come li chiamano gli umani, i jinn. Un luogo fantastico costruito sulle tradizioni arabe e indo-persiane di cui si racconta anche nelle Mille e una notte. Ora, questo romanzo è un ottimo primo libro (si tratta di una trilogia) per diverse ragioni, tra cui: la caratterizzazione dei personaggi è vivida, reale. Nahri e Ali (il secondo protagonista di cui conosciamo il punto di vista) escono fuori dalla pagina tanto sono concreti; la narrazione non è nebulosa, come mi è capitato di vedere in alcuni fantasy in cui gli aspetti culturale e politico sono principali. Mi sono sentita condurre nella storia, è stato meraviglioso entrare nel quotidiano dei personaggi coinvolti; la presenza della cultura, delle problematiche sociali e politiche, come il razzismo. Sono elementi tipici del #fantasy, qui però assumono nuovo valore. Ho ammirato molto la capacità dell'autrice di non rendere tutto o bianco o nero, non c'è una fazione per cui mi sento di voler combattere.
La città di ottone .ch1ara

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voto 4 su 5 Scorrevole e piacevole, anche se alcuni sviluppi della trama sono facilmente intuibili. MONDO: ben strutturato, vengono forniti gli elementi per caratterizzarlo, anche se ci vuole tempo per ottenere e riunire tutte le informazion (non abbattetevi se all'inizio non capite tutto). PERSONAGGI: Ali è il personaggio che ho preferito, al secondo posto Nahri e poi Dara. Le relazioni fra i personaggi risultano abbastanza prevedibili, ma le ho comunque apprezzate. TRAMA: belli gli aspetti mitologici mescolati al realismo e l'esplorazione di tematiche come razzismo e accettazione del diverso. Atmosfere arabeggianti coinvolgenti. Piccola nota finale: se siete lettori fantasy da molto tempo e cercate qualcosa di estremamente complesso, sorprendente, con tematiche mai viste e ricco di scene inaspettate forse non è quello che state cercando, ma resta comunque un bel libro.
La città di ottone ilaria.meaglia

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voto 5 su 5 Non sono un'esperta di fantasy, anche se ultimamente mi sono concessa qualche incursione nel genere. Sarà per questo che ogni volta che il viaggio in questi territori semi-sconosciuti mi appaga, i miei toni diventano piuttosto entusiasti: se una quasi neofita come me ha gradito, la storia ha un suo perché, e non si limita a soddisfare i soliti fan abituati ad un certo tipo di narrazione con tutte le sue convenzioni. Ho apprezzato moltissimo l'ambientazione araba e i riferimenti a leggende come quelle dei "geni", con tanto di tappeti volanti. Il mondo fantastico creato da S. A. Chakraborty è estremamente affascinante, ed è davvero difficile non farsi coinvolgere. Nonostante qualche piccola ingenuità (principalmente nella sottotrama romantica dagli sviluppi alquanto prevedibili), la storia è senza dubbio molto solida, in grado di tenere il lettore incollato alla pagina. Abbiamo davvero un po' di tutto: c'è un'eroina alla ricerca di se stessa e del suo posto nel mondo, che non è esattamente un'anima candida; d'altra parte c'è pure chi vive seguendo rigidamente la morale, come il principe Ali, e finisce per essere vittima della propria ingenuità, costretto a capire che non è possibile oscillare tra due fazioni: prima o poi bisogna schierarsi, anche sporcandosi le mani. C'è poi chi come Dara è per alcuni un eroe e per altri un mostro sanguinario, ed in fondo è così in ogni guerra: a seconda da che parte ci si trova, la prospettiva varia completamente, e si può essere contemporaneamente sia vittime sia aguzzini.Il continuo alternarsi di luci e ombre nella caratterizzazione psicologica del terzetto protagonista offre grande dinamismo, a cui fa eco la conflittualità sociale che caratterizza Daevabad e tutto il mondo jinn: ci sono gli oppressi e gli oppressori, e non è detto che i ruoli non siano destinati a scambiarsi come già successo in passato. Il male viene subito, ma anche inflitto, e non c'è nessuno davvero innocente. Consigliato.

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