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C'è un terremoto fisico, reale, oggettivo, scientificamente misurabile e c'è un terremoto soggettivo, spirituale, che coinvolge l'essenza più profonda dell'io. La memoria è anche questo, esplorare percorsi inconsueti, definire una geografia dell'anima, vedere oltre l'oggettività delle cose ciò che è stato e ciò che sarà. Questo libro, che ripropone le foto e le poesie dell'omonima mostra sul terremoto del 2012 in Emilia, è un racconto poetico per immagini per ricordare, fare tesoro e ripartire.
Ma il libro non sarebbe stato completo se questa geografia dell'anima non fosse stata preceduta da una documentata riflessione sull'iconografia sismica nelle sue molteplici forme, perché la memoria, specie quella collettiva, che oggi più che mai si nutre di immagini, è un fenomeno culturale e come tale è soggetta a sofisticazioni di varia natura per essere scomposta e ricostruita ad arte secondo gli scopi e le convenienze.
Insomma l'immagine non è mai neutra e, che lo si voglia o no, chiunque la guardi è obbligato a schierarsi e anche decidere di non prendere posizione in realtà è una precisa scelta di campo.

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Piccola geografia della memoria
 

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