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Reggio 1970. Storie e memorie della rivolta
Reggio 1970. Storie e memorie della rivolta

Reggio 1970. Storie e memorie della rivolta

by Fabio Cuzzola
pubblicato da Donzelli

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I fuochi del Sessantotto e dell'autunno caldo non sono ancora sopiti, quando scoppia, quanto mai inaspettata, una rivolta violenta nel Sud d'Italia. A Reggio Calabria i cittadini scendono in strada per protestare contro la mancata assegnazione del capoluogo regionale. E il 1970. Fra tentativi eversivi di golpe e infiltrazioni della criminalità organizzata, gruppi neofascisti, al grido di "Boia chi molla", raccoglie la bandiera dell'insurrezione: un caso unico nella storia dell'Occidente sotto l'egida del Patto Atlantico. Cosa rimane oggi della pesante eredità di quella rivolta? Qual è stato il prezzo pagato dalla città e dal Sud? Perché con il passare degli anni una tendenza costante ha tentato di rimuovere questo episodio cruciale della vita del nostro paese? Al centro della ricostruzione storica, la memoria, collettiva e individuale, di chi la rivolta la fece, di chi la subì, e di chi invece stette a guardare. La straordinaria combinazione di fonti orali - duecento interviste raccolte direttamente dall'autore - e di documenti inediti, fra i quali quelli custoditi al Foreign Office di Londra e per la prima volta portati qui alla luce, dà vita a un affresco unico di quello che è stato il sommovimento più aspro della Prima Repubblica.

Dettagli

Generi Storia e Biografie » Storia dell'Europa » Storia locale, araldica, genealogia

Editore Donzelli

Collana Saggi. Storia e scienze sociali

Formato Rilegato

Pubblicato 01/01/2007

Pagine 214

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788860361837

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Reggio 1970. Storie e memorie della rivolta

Anonimo - 06/05/2008 18:30

voto 1 su 5 1

La rivolta di Reggio Calabria del 1970 costituisce un evento tra i più inquietanti della storia dell'Italia repubblicana. Per quanto analoghe sommosse, nate sulla scorta della rivendicazione del capoluogo regionale, si fossero svolte anche in altre città, per la sua vastità e le sue implicazioni quello di Reggio rimane un episodio unico. Che trovò impreparate anche le principali forze politiche nazionali, mostrò la forza e la pericolosità del neofascismo, ingenerò equivoci in una parte della sinistra extraparlamentare. Lotta continua, come noto, considerò la rivolta di Reggio un'occasione rivoluzionaria e Adriano Sofri vi si recò personalmente. A proposito di Lc, e di una migliore comprensione della sua natura, a dispetto delle ricostruzioni ireniche successive, è interessante ricordare come, appena arrivato a Reggio, Sofri spiegasse che ''la guerra civile è una realtà dentro la quale questa città già si muove'', che ''l'organizzazione militare è assolutamente necessaria'' e come fosse indispensabile ''pescare nel torbido'' e accettare ''questa dimensione violenta e illegale''. Lo studio di quanto avvenuto allora, delle sue origini e delle sue conseguenze, mancava fino a oggi nella storiografia. Tenta di riempire questo vuoto il volume di Cuzzola, che appare come una radiografia dei principali soggetti in campo, le destre e le sinistre, i cattolici e i neofascisti, la 'ndrangheta e le forze dell'ordine. L'autore ricostruisce l'origine dell'esplosione della rivolta nel mancato conferimento a Reggio del capoluogo di regione, ma giustamente non sembra far risalire a questa scintilla tutta l'importanza dell'incendio. Va infatti alla ricerca delle ragioni di coloro che, nell'Italia apparentemente diventata moderna, reduce dal boom, issarono barricate e inscenarono tumulti che ricordavano più i Fasci siciliani che le street fights sessantottesche di New York o di Parigi. E utilizza con dovizia le fonti orali, che lo spingono involontariamente a giudizi simpatetici nei confronti dei rivoltosi. La prospettiva orale, però, relega in secondo piano l'analisi effettiva dei rapporti tra le forze politiche e sindacali locali e l'intervento di attori nazionali nell'organizzazione dei tumulti. Ricostruire l'evolversi della rivolta quasi giorno per giorno fa emergere, grazie anche a una narrazione vivace, una visione cinetica delle strade e delle piazze di Reggio, da cui ci sembrano venire le voci e i rumori. Il volume sarebbe perciò un'ottima base per una sceneggiatura cinematografica, ma come saggio storico risulta gravato da seri limiti. Non solo per l'eccessivo appiattimento sulle memorie dei protagonisti, che, per loro natura, portano verso strade diverse, in cui l'autore sembra un po' perdersi in giudizi a volte contradditori. La stessa tecnica storiografica -pedante finché si vuole, come ogni tecnica, ma tuttavia necessaria- qui è abbastanza maltrattata: le citazioni delle ''carte dei servizi'' non hanno alcun riscontro in nota né sono contestualizzate, l'uso della stampa quotidiana è episodico e le stesse carte del Foreign office britannico sulla rivolta, interessanti in sé, sembrano essere utilizzate solo per illuminare dettagli minori. Alla fine della lettura resta solo vivida l'immagine della rivolta, anche se non siamo tanto sicuri che il libro ci racconti veramente come sia andata. Marco Gervasoni

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