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Suttree

by Cormac McCarthy
pubblicato da Einaudi

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Per vivere Suttree pesca pesci gatto nelle acque limacciose del fiume Tennessee. E sul fiume vive, in una baracca galleggiante ai margini della città di Knoxville, fra ratti reali e metaforici. Ci si è trasferito dopo aver abbandonato un'esistenza di privilegi borghesi e pastoie religiose; l'ha fatto per vivere. Ora nel suo nuovo mondo impara ciò che il fiume insegna: che nel tutto in movimento - quel flusso ora grigio, ora bruno, nero, marrone, color peltro, ardesia, inchiostro o carbonio della cloaca maxima - "il colore di questa vita è acqua" e perciò solo "le forme più primitive sopravvivono". Alcune di esse finiscono impigliate nelle sue reti di pescatore e, volente o più spesso nolente, Suttree deve tentare di portarle in secca, magari immergendosi con loro in liquidi a più alta gradazione. Prima fra tutte la forma di uno spassoso troglodita come Harrogate, giovane topo di campagna con una passione contronatura per i cocomeri e una determinazione tanto candida quanto feroce a trasformarsi in ratto di città. A fianco di questo novello Huckleberry Finn e dei suoi guai Suttree impara altri colori dell'infinito scorrere.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi stranieri

Editore Einaudi

Collana Super ET

Formato Tascabile

Pubblicato 13/09/2014

Pagine 568

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806223984

Traduttore M. Balmelli

1 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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Suttree danielecappa

danielecappa - 29/07/2018 15:40

voto 4 su 5 4

Laltro giorno mi è capitata una cosa strana. Stavo uscendo da casa quando ho visto un tizio profondamente addormentato davanti al portone di casa. I tratti somatici erano quelli di un uomo sudamericano. Le chiavi infilate nella serratura nel tentativo di rientrare nella propria abitazione poco prima che tutto lalcol assunto quella sera non prendesse il sopravvento su di lui. Ho chiuso lentamente e con cura la porta per evitare che sbattesse sulla sua testa che aveva scelto quello scomodo cuscino come guanciale. Gli ho dato una occhiata veloce. Scarpe sportive di colore verde di poco valore, una maglietta grigia senza maniche, pantaloncini al ginocchio, il portachiavi usurato che penzolava tristemente. Tutto di lui mi faceva pensare ad uno che non aveva una vita facile, una vita alla quale, la birra ingurgitata fino a farlo svenire, poteva dargli forse un po di tregua. Ho provato una gran pena nonostante non abbia mai amato le abitudini chiassose di queste persone. Soltanto a tarda sera mi sono ricordato del libro che avevo appena finito il giorno prima. Non avevo ancora legato le due cose tra loro. Sutree, che solo apparentemente è il lungo racconto di un (auto) emarginato, ubriaco tra gli ubriachi, povero tra i poveri, uno di poche parole in un mondo che ben poco ha da dire e da offrire, è in realtà un inno alla vita. Quando sono tornato, il tizio non cera più. Sicuramente sarà tornato a casa, si sarà lavato, cambiato e lindomani sarebbe tornato alla sua vita di sempre, pronto a ricominciare tutto da capo. Proprio come avrebbe fatto Sutree. E molti dei miei stupidi pregiudizi razziali, per fortuna, sono spariti nel nulla insieme a lui.

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