Mondadori Store

Trova Mondadori Store

Benvenuto
Accedi o registrati

lista preferiti

Per utilizzare la funzione prodotti desiderati devi accedere o registrarti

Vai al carrello
 prodotti nel carrello

Totale  articoli

0,00 € IVA Inclusa

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale

by Luigi Pirandello
pubblicato da Newton Compton

3,12
3,90
-20 %
3,90
Disponibile.
6 punti carta PAYBACK
Aggiungi al carrello
Consegna gratuita con spesa totale superiore a 24€
facebook tweet linkedin google whatsapp
Aggiungi al carrello
Consegna gratuita con spesa totale superiore a 24€
facebook tweet linkedin google whatsapp

Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente". Ha inizio così l'odissea di Vitangelo Moscarda, quando un commento distratto della moglie lo inchioda a una tremenda verità: gli altri ci vedono in modo diverso da come ci vediamo noi stessi. La sua vicenda è lo specchio della crisi dell'io, tra prospettive che mutano e punti di riferimento che si perdono. Tra gli esiti più nuovi della letteratura del Novecento, l'ultimo romanzo di Pirandello è la storia di un "naufragio dell'esistenza": in seguito al cortocircuito iniziale, il protagonista arriva ad accettare l'incompletezza di sé attraverso la via della rinuncia e della solitudine, fino all'abbandono definitivo di ogni coesione interna, fino alla follia. Come ebbe a dire l'autore stesso, dei suoi romanzi "Uno, nessuno e centomila" è il "più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita".

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Classici italiani » Racconti e antologie letterarie

Editore Newton Compton

Collana I MiniMammut

Formato Tascabile

Pubblicato 12/02/2015

Pagine 380

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788854172609

Curatore S. Campailla

8 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
Scrivi una recensione
5 star
6
4 star
0
3 star
2
2 star
0
1 star
0
Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale medea77

medea77 - 03/04/2017 17:20

voto 3 su 5 3

#lamiarecensione "...ma per gli altri io non ero quel mondo che portavo dentro di me senza nome, tutto intero, indiviso e pur vario". "E nessuno pensa che tutti dovremmo guardare sempre così, ciascuno con gli occhi pieni dell'orrore della propria solitudine senza scampo". Ironia tagliente, fra le righe di Pirandello. "Benvenuti nella tragedia del vivere umano!", sembra dirci con un sorriso bieco e pur compassionevole.Chi si salva? chi non lo vede. Non è chi si accorge di quanto sopra -della vera cruda e dura realtà- bensì chi non la vede e non la sente;costoro vivono nella sopravvivenza quotidiana, stando perciò sopra e non dentro la vita medesima. Moscarda, appartenendo al gruppo dei "vedenti", infatti, per vivere è costretto a "morire";così egli è libero e libero di stare e percepire la propria vita. I giudizi altrui -che vestiamo come abiti consueti- sono le catene più dure da spezzare e assieme le più semplici da infilare, perchè noi - noi stessi!- non sappiamo chi siamo, e la parte più incredibile è che non lo sapremo mai. ecco la follia nella quale esistiamo per davvero. Tutto è cambiamento , tutto è flusso, ed è molto più facile annegarci (per chi si rende conto) che non imparare va nuotarci dentro. Allora noi, cioè noi-che-vediamo, possiamo aiutarci un poco l'un l'altra? Anche se significasse "morire" come il protagonista per averne di ritorno, tuttavia, la consapevolezza che siamo soli,sì, in mezzo anche a chi sa di esserlo, però! Forse che così non moriremmo davvero, anzi , sentiremmo che la vogliamo la vita, la vogliamo tutta, e la sfidiamo e se perdiamo da soli, perlomeno, lo abbiamo fatto riconoscendo altri come noi. E questa, è già una solitudine che fa meno male...

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale rosa.15

rosa.15 - 01/04/2017 21:40

voto 5 su 5 5

#lamiarecensione Scritto da Luigi Pirandello(autore di origine siciliana vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1934)e pubblicato nel 1926,"Uno, nessuno e centomila" è un romanzo autodiegetico,narrato in prima persona dal protagonista Vitangelo Moscarda,che affronta uno dei principali temi della poetica pirandelliana:la crisi dell'identità individuale,esaminata da Pirandello anche nelle opere teatrali e nel romanzo precedente "Il fu Mattia Pascal".Il tutto prende avvio da un motivo apparentemente futile: la moglie fa notare a Vitangelo,mentre quest'ultimo si guarda allo specchio,che la forma del suo naso è leggermente storta.Vitangelo,fino a quel momento inconsapevole del proprio difetto,capisce che ogni uomo non appare agli altri come crede,poichè ognuno ha la propria interpretazione di se stesso e degli altri:"Ma Tizio lo conoscete anche voi,e certo quello che conoscete voi non è quello stesso che conosco io,perchè ciascuno di noi lo conosce a suo modo e gli dà a suo modo una realtà" afferma Vitangelo in un capitolo dell'opera.Un altro concetto centrale nella riflessione pirandelliana,che emerge soprattutto in questo romanzo,è il rapporto tra il singolo e la società: ogni uomo è costretto a portare una maschera e a recitare il ruolo che le convenzioni gli impongono; colui che si ribella è destinato alla sconfitta.Ho letto questo libro in pochissimo tempo,trovo che la visione del mondo di Pirandello sia straordinariamente moderna perchè,se da un lato i protagonisti delle sue opere portano chi legge a sorridere delle loro peripezie,dall'altro stimolano in lui la riflessione.Consiglio a tutti di leggere questo libro perchè non lascia indifferenti:giunto all'ultima pagina il lettore si interroga sulla propria identità e soprattutto si chiede se,in fondo,ognuno di noi non sia un attore sulla scena del mondo.La grandezza di Pirandello risiede nell'aver scritto opere valide in ogni tempo,e nell'aver rappresentato,attraverso le sue opere "...un uomo nella vita.Un uomo così e basta".

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale elleli

elleli - 18/03/2017 18:05

voto 3 su 5 3

Sono trascorsi quasi cento anni dal giorno in cui il Sig. Vitangelo Moscarda, fa una scoperta a dir poco sconcertante. Eccola qui, cari lettori! Il suo naso, che sino a poco tempo prima egli aveva creduto se non bello almeno decente, pende verso destra. E chi poteva fargli questa inattesa rivelazione se non sua moglie? C'è poco da ridere! Le mogli si sa, sono fatte apposta per scoprire i difetti di un marito. Pensate poi al senso di angoscia dopo aver constatato che quello è uno solo dei tanti difetti che madre natura si è divertita a regalargli. Quando inizierete la lettura, anche voi come il povero Moscarda, vi lascerete andare davanti ad uno specchio a scrutare quell'estraneo che, sino a pochi minuti prima, avevate creduto di conoscere e che ora, invece,non vi assomiglia più neanche un po'. Vestendo i panni di un personaggio divertente e un po' matto Pirandello riesce ad affrontare un tema che non tramonta mai: l'assenza di una verità oggettiva, il relativismo e la conseguente impossibilità di guardare il mondo e ciò che ci circonda in maniera univoca. Quante diverse sfumature attribuiscono gli altri alla vostra identità? Quante vi appartengono e quante invece non sentite vostre? Magari sarete stanchi di assecondare questa immagine di voi che qualcuno vi ha affibbiato, stanchi di quella personalità che gli eventi, il mondo esterno, i vostri amici e parenti vi hanno incollato addosso. Infastiditi da quella maschera che non vi piace più o forse non vi è mai andata a genio. Non preoccupatevi, tra le pagine di questo libro troverete un nuovo amico e un fidato consigliere. In una società dove si perde troppo tempo a giudicare gli altri e poco a valutare se stessi vi divertirete a scoprire che l'insicurezza di Moscarda non è tanto diversa dalla nostra. Vedrete che il disprezzo per le maschere che gli sono state attribuite dagli altri viene esasperato sino alle estreme conseguenze e sorriderete di fronte ai gesti plateali e assurdi che compie e che lo porteranno, a detta degli altri, alla pazzia. Se temete di diventar matti anche voi dietro a questo caos di personalità che si incontrano e si scontrano, sappiate che anche la pazzia è del tutto relativa e che la riconciliazione consiste solo nel saper accettare i nostri difetti, piccoli o grandi che siano. In fondo siamo tutti esseri in divenire. Ogni istante e ogni azione che viviamo, in qualche modo, ci cambia e la nostra personalità, per quanto frammentata, può trovare pace nell'armonia di un mondo che si modifica giorno dopo giorno insieme a noi. Volete nascondervi dietro mille identità o volete rifiorire insieme a Moscarda, nella totalità della vita e nel suo fluire continuo? Muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori". Questa è la strada che Moscarda sceglie di percorrere. Anche voi potete scoprire la vostra. #lamiarecensione. -

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale rosascofabriziogmailcom

rosascofabriziogmailcom - 08/03/2017 21:19

voto 5 su 5 5

#lamiarecensione Nellepoca dei selfie, in cui domina lamore per la propria immagine e le insicurezze adolescenziali sembrano procrastinarsi sino alla maturità, grazie a questi romanzi si può scoprire che già allinizio del XX secolo gli uomini erano vittime di se stessi e delle nuove tecnologie. Vitangelo Moscarda e Serafino Gubbio realizzano di essere due emarginati, che forse grazie alla loro inettitudine riescono ad avere una visione più autentica della realtà. Il primo è un uomo di 28 anni che, parafrasando Pirandello stesso, poteva sprofondare, a ogni parola che gli fosse detta, o mosca che vedesse volare, in abissi di riflessioni e considerazioni, come divorato allinterno da una talpa che distrugge indisturbata le fondamenta di una casa. A seguito di un commento di suo moglie sul suo naso pendente verso destra, egli inizierà un percorso di analisi di se stesso e delle sue relazioni con gli altri che lo porterà a compiere delle azioni plateali per distruggere tutte le possibili opinioni che gli altri si sono fatti di lui e che costituiscono tutte le sue maschere (soprattutto quella di Gengé, il marito perfetto creato dalla moglie!). Nel suo diario Serafino Gubbio, amante della cultura umanista e della filosofia, racconta di aver compreso, costretto per vivere a diventare operatore presso una casa cinematografica, come nel mondo moderno la finzione sia arrivata ad annullare la realtà. Scritti in prima persona, i protagonisti di questi romanzi instaurano un intenso dialogo con il lettore e lo sconvolgono con le loro ancora attuali riflessioni. «A voi non vi è mai passato per il capo di volervi veder vivere?» Davvero il nome è unepigrafe funeraria che blocca un individuo dietro una falsa credenza? Quanto ciascuno è estraneo a se stesso e guardarci in uno specchio o in una fotografia ci fa scoprire un io completamente diverso da quello che ci eravamo immaginati? Moscarda sostiene che la solitudine è il fine ultimo, intendendo però non lio separato dagli altri, ma un io «separato da sé o meglio dalle proprie maschere e dalla propria storia, sradicato al punto di vedersi allo specchio come un estraneo»: occorre retrocedere alle origini, prima della vita sociale e prima dei personaggi che la vita impone, ritornando al «lanima semplicetta che non sa nulla» (Dante, Purgatorio, XVI, 88). Ennesime prove della vivacità culturale di Luigi Pirandello, che ha dimostrato quanto luomo possa superare in grandezza ogni altro essere vivente, ma al contempo risultare il più fragile: la montagna è tanto più alta ma ha qualcosa in meno delluomo, in quanto i suoi alberi vengono trasformati in sedie e tavoli e le sue pietre sorreggono le pareti delle nostre case, ma quanto luomo, a causa della stessa capacità di pensiero, è più felice? Proviamo infatti a immaginare come vivrebbero gli alberi cittadini che si specchiano, tosati e pettinati, nelle vetrine delle botteghe, se potessero ragionare e parlare. Forse lantico ramo del noce sente la primavera e, anche se ridotto a seggiola, scricchiola, e lerba ricresce tra le tegole del vecchio convento e il selciato, mentre luomo rimane vittima degli congegni artificiali, vivendo come un automa adattandosi alle macchine e a copioni stereotipati e ripetitivi.

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale rosascofabriziogmailcom

rosascofabriziogmailcom - 04/03/2017 19:57

voto 5 su 5 5

Nell'epoca dei selfie, in cui domina l'amore per la propria immagine e le insicurezze adolescenziali sembrano procrastinarsi sino alla maturità, grazie a questi romanzi si può scoprire che già all'inizio del XX secolo gli uomini erano vittime di se stessi e delle nuove tecnologie. Vitangelo Moscarda e Serafino Gubbio realizzano di essere due emarginati, che forse grazie alla loro inettitudine riescono ad avere una visione più autentica della realtà. Il primo è un uomo di 28 anni che, parafrasando Pirandello stesso, poteva sprofondare, a ogni parola che gli fosse detta, o mosca che vedesse volare, in abissi di riflessioni e considerazioni, come divorato all'interno da una talpa che distrugge indisturbata le fondamenta di una casa. A seguito di un commento di suo moglie sul suo naso pendente verso destra, egli inizierà un percorso di analisi di se stesso e delle sue relazioni con gli altri che lo porterà a compiere delle azioni plateali per distruggere tutte le possibili opinioni che gli altri si sono fatti di lui e che costituiscono tutte le sue maschere (soprattutto quella di Gengé, il marito perfetto creato dalla moglie!). Nel suo diario Serafino Gubbio, amante della cultura umanista e della filosofia, racconta di aver compreso, costretto per vivere a diventare operatore presso una casa cinematografica, come nel mondo moderno la finzione sia arrivata ad annullare la realtà. Scritti in prima persona, i protagonisti di questi romanzi instaurano un intenso dialogo con il lettore e lo sconvolgono con le loro ancora attuali riflessioni. «A voi non vi è mai passato per il capo di volervi veder vivere?» Davvero il nome è un'epigrafe funeraria che blocca un individuo dietro una falsa credenza? Quanto ciascuno è estraneo a se stesso e guardarci in uno specchio o in una fotografia ci fa scoprire un io completamente diverso da quello che ci eravamo immaginati? Moscarda sostiene che la solitudine è il fine ultimo, intendendo però non l'io separato dagli altri, ma un io «separato da sé o meglio dalle proprie maschere e dalla propria storia, sradicato al punto di vedersi allo specchio come un estraneo»: occorre retrocedere alle origini, prima della vita sociale e prima dei personaggi che la vita impone, ritornando al «l'anima semplicetta che non sa nulla» (Dante, Purgatorio, XVI, 88). Ennesime prove della vivacità culturale di Luigi Pirandello, che ha dimostrato quanto l'uomo possa superare in grandezza ogni altro essere vivente, ma al contempo risultare il più fragile: la montagna è tanto più alta ma ha qualcosa in meno dell'uomo, in quanto i suoi alberi vengono trasformati in sedie e tavoli e le sue pietre sorreggono le pareti delle nostre case, ma quanto l'uomo, a causa della stessa capacità di pensiero, è più felice? Proviamo infatti a immaginare come vivrebbero gli alberi cittadini che si specchiano, tosati e pettinati, nelle vetrine delle botteghe, se potessero ragionare e parlare. Forse l'antico ramo del noce sente la primavera e, anche se ridotto a seggiola, scricchiola, e l'erba ricresce tra le tegole del vecchio convento, mentre l'uomo rimane vittima degli congegni artificiali, vivendo come un automa adattandosi alle macchine e a copioni stereotipati e ripetitivi. #lamiarecensione -

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale aura.alberti

aura.alberti - 26/02/2017 10:58

voto 5 su 5 5

#lamiarecensione - È un romanzo psicologico in cui si esprime la sintesi più radicale delle concezioni relativistiche sulla scomposizione della personalità tipica della riflessione di Pirandello. Attraverso un lungo monologo fitto di divagazioni, fratture, digressioni, in cui si alternano toni comici, riflessivi e lirici si può osservare la completa disintegrazione di un personaggio e dei suoi rapporti con la realtà. Il protagonista, Vitangelo Moscarda, viene messo in crisi da una banale osservazione di sua moglie: hai il naso che pende verso destra e comincia, così, una serie di grotteschi e vani tentativi di distinguere il suo vero io dalle immagini che gli altri si fanno di lui, concludendo di non essere uno, ma centomila, e perciò nessuno. La fine del romanzo apre la strada a una prospettiva inquietante e affascinante allo stesso tempo, in cui l'autore prospetta una paradossale via di liberazione della vita dalla forma e dalle costruzioni sociali. Un libro indispensabile e consigliatissimo, che metterà ogni lettore di fronte a una nuova immagine di se stesso ogni volta che si vedrà riflesso in uno specchio.

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale merina

mary voto - 16/02/2017 11:48

voto 5 su 5 5

#lamiarecensione Libro che narra la vita di Vitangelo Moscarda, che dopo un banale commento della moglie sul suo naso che pende da una parte, inizia a chiedersi come lui appaia agli altri. Inizierà un lavoro su se stesso, compiendo anche dei gesti folli, imprevedibili, estranei alla maschera che di volta in volta gli è imposta. Decide di ricostruirsi unesistenza svincolata dai condizionamenti imposti dalla natura e dalle convenzioni, e di affermare la propria personalità autentica mediante un atto di libera scelta. Ci sono tanti Moscarda quanti quelli che lo vedono, quante sono le possibilità di conoscere, relazioni, i casi e le circostanze, le realtà mentali di ciascuno. Egli tenta lallucinante ricerca di questo se stesso, si propone di distruggere il vecchio se stesso, quello condizionato dalla nascita, dalleducazione, dallambiente. Si da ad atti di liberalità che gli procurano un attestato di pazzia e viene interdetto ed alla fin lo porterà in un ricovero per anziani. Noi siamo uno, non siamo nessuno ma siamo anche centomila. Unaltra grande opera di Pirandello.

Uno, nessuno e centomila-Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Ediz. integrale annie2407

Anna Frati - 15/02/2017 23:05

voto 5 su 5 5

L'autore riesce ad anticipare i tempi e a scovare le contraddizioni che non caratterizzavano soltanto la sua epoca, ma che sarebbero andate a caratterizzare l'intero arco temporale del XX° secolo e del nuovo millennio. Ed è per via di questo filo conduttore che il racconto continua ad essere contemporaneo, comprensibile e applicabile alla società odierna

Recensioni successive...

    Accedi o Registrati  per aggiungere una recensione

    usa questo box per dare una valutazione all'articolo: leggi le linee guida
    torna su Torna in cima