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I figli del debito. Come i nostri padri ci hanno rubato il futuro

Francesco Vecchi
pubblicato da Piemme

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Disponibile in 2-3 giorni.
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«Noi siamo la Debt Generation, noi siamo quelli che hanno dovuto cominciare a restituire i soldi, siamo quelli a cui hanno lasciato in eredità la bancarotta». Il ritratto di una generazione arrabbiata con la politica, un viaggio alla radice economica del malessere e delle frustrazioni di chi ha cominciato a lavorare e ad affacciarsi alla vita pubblica dalla metà degli anni Novanta in poi, ed è arrivato quando i cordoni della borsa erano ormai chiusi e il tavolo spazzolato. Con un debito pubblico gigantesco, ereditato dalle generazioni precedenti, la Debt Generation non ha avuto spazi di manovra soprattutto perché dal 1992 lo Stato ha invertito la tendenza e ha cominciato a drenare risorse dal Paese, per cercare di ripagare i debiti contratti. Questo libro è la storia di una grandissima fregatura, nata dal sogno di far correre i propri figli e finita per azzoppare i figli di tutti.

Dettagli

Generi Politica e Società » Politica e Istituzioni » Governo centrale , Economia Diritto e Lavoro » Economia » Economia politica » Finanza e Contabilità » Finanza pubblica e fisco

Editore Piemme

Formato Brossura

Pubblicato 17/09/2019

Pagine 160

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788856672398

1 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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I figli del debito. Come i nostri padri ci hanno rubato il futuro libreriact1

Alessandra Laiolo - 20/09/2019 16:20

voto 5 su 5 5

Lo confesso, ho comprato questo libro "I figli del debito" solo perché ho avuto modo di conoscere l'autore e lo stimo come persona, oltre che come professionista. Ed è stato sconcertante, per me che leggo principalmente thriller e narrativa d'evasione, scoprirmi a piangere sul treno per queste parole. In modo accurato ed accorato mi ha fatto capire tante nozioni di economia e della nostra attuale situazione, mi ha fatto sentire in colpa perché mi sono arrabbiata quando ho ricevuto la fatidica busta arancione e riportava che avrei dovuto lavorare 49 anni, però la cifra che prevedeva come compenso ipotetico promesso sarebbe il triplo di quella di un amico trentenne. E mi ha fatto pure provare tenerezza per la Signora Fornero, accidenti a te, Francesco! Oggi ho più fiducia nel futuro, perché so che tanti errori sono stati fatti, ma se saremo in mano di tanti "ragazzi" con questa stoffa, avremo possibilità di salvarci.

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