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Premio Campiello 2018, la vincitrice è Rosella Pastorino con Le assaggiatrici

Al Campiello 2018 vincono le donne: Rosella Pastorino e le sue assaggiatrici trionfano con 167 voti sui 278 arrivati dalla giuria popolare. La giuria di lettori scelti in tutta Italia in maniera anonima, quest'anno era composta da 21 casalinghe, 41 imprenditori, 97 lavoratori dipendenti, 86 liberi professionisti e rappresentanti istituzionali, 30 pensionati, 25  studenti. Hanno scelto, tra tutti, il racconto ispirato alla storia vera di Margot Wölk, la donna tedesca che a 96 anni ha raccontato di essere stata una delle assaggiatrici di Hitler. Pur di salvarsi la vita, e pur non essendo nazista, Margot accettò, insieme ad altre donne, di assaggiare tutte le pietanze che rischiavano di avvelenare il Fuhrer. Una storia che meritava di essere raccontata e che la Pastorino, autrice calabrese trapiantata a Roma, regala al lettore narrando la vicenda di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. 
 

Le assaggiatrici di Rosella Postorino (Feltrinelli) vince il premio Campiello 2018  

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La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. E l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Fuhrer non sia avvelenato. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Fuhrer.

I finlisti del Campiello 2018

Helena Janeczek, Ermanno Cavazzoni, Davide Orecchio, Francesco Targhetta, Rosella Postorino sono i cinque finalisti del premio Campiello 2018, anche quest'anno scelti da una giuria di letterati di tutto rispetto. Quasi tutti i libri hanno ottenuto lo stesso punteggio, segno che la sfida finale non sarà facile.
Non ci resta che attendere il 15 settembre a Venezia per scoprire chi si aggiudicherà quest'anno uno dei premi più quotati della narrativa italiana e che porta davvero fortuna ai titoli in gara: il vincitore dell'anno scorso, L'Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio, gode tutt'ora in libreria di ottima salute.

Le vite potenziali di Francesco Targhetta (Mondadori): 42 voti  

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Francesco Targhetta, già protagonista di un piccolo caso letterario con il romanzo in versi Perciò veniamo bene nelle fotografie, si cimenta ora nell'impresa ambiziosissima di ritrarre il nostro presente in continuo divenire, attraverso lo sguardo di un gruppo di trentacinquenni che - con un piede intrappolato nel mondo del web e uno ben piantato nei sobborghi in cemento di quello reale - cercano timidamente di costruirsi un futuro. Per mezzo di una prosa esatta e al tempo stesso intima, crepuscolare, questo romanzo si interroga su cosa stiano diventando le nostre vite, deviate e attratte ogni giorno da mille potenzialità, e su cosa potremmo diventare noi, chiamati insieme al dovere di essere felici e a quello di accelerare sempre di più la velocità del mondo.

La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (Guanda editore): 29 voti  

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La biografia della compagna del fotografo Robert Capa, Gerda Taro. Per tutti Gerda ­rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: la sua gioia di ­vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l'ascesa del nazismo, l'ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l'ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

L'autrice, originaria di Monaco di Baviera, vive da trent’anni in Italia. 

La galassia dei dementi di Ermanno Cavazzoni (La Nave di Teseo): 25 voti  

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In un futuro dai confini incerti, in un paesaggio che assomiglia al Far West ma che è invece la pianura a volte nebbiosa, altre assolata, fra l'Emilia e la Romagna, tutto è cambiato. Siamo attorno all'anno 6.000 quando avviene la Grande Devastazione: un'invasione aliena ha distrutto le città lasciando dietro solo rovine, un'incredibile onda d'urto ha raso al suolo ogni sporgenza, ha fatto ribollire gli oceani, la popolazione umana è decimata ed è rintanata in case cubiche simili a termitai. Tra funamboliche citazioni mitologiche e vicissitudini spassose, e deliranti, Ermanno Cavazzoni ci risucchia nella sua fantascienza ironica, sfrenata e surreale, dove il futuro ci appare sospetto e un po' inquietante, un posto stranamente famigliare.

Mio padre la rivoluzione di Davide Orecchio (Minimum Fax): 15 voti  

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Una raccolta di racconti, ritratti, biografie impossibili e reportage di viaggio attorno alla storia e al mito della Rivoluzione russa, dai protagonisti dell'ottobre 1917 (Lenin, Stalin e Trockij) a personaggi minori ma non per questo meno affascinanti. Davide Orecchio lavora sulla storia con gli strumenti della letteratura, ne racconta versioni altre e ne esplora possibilità non accadute In Mio padre la rivoluzione la «controstoria» è una chiave offerta al presente per scardinare il passato, per fare i conti coi mostri politici e le speranze tradite del Novecento, ed è anche una guida per immaginare i futuri possibili. Con uno stile originalissimo, Davide Orecchio racconta il sogno e l'incubo della storia, le peripezie e le passioni, i destini aperti degli uomini.

Premio Campiello 2017, ecco come è andata  

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L'Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio, è il libro che ha vinto la 55esima edizione del Premio Campiello, uno dei premi letterari più conosciuti e più ambiti d'Italia, insieme allo Strega
L'Aminuta, pubblicato da Einaudi, ha ricevuto 133 voti dalla giuria dei lettori, battendo gli altri quattro finalisti. Al secondo posto si è piazzato Qualcosa sui Lehman di Stefano Massini (Mondadori), con 99 voti. Al terzo  La città interiore di Mauro Covacic, edito da La nave di Teseo e votato da 25 giurati. Seguono La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi (Einaudi, 13 voti) e La ragazza selvaggia di Laura Pugno (Marsilio, 12 voti).

Il libro vincitore è stato proclamato sabato 9 settembre 2017, sul palcoscenico del Teatro La Fenice di Venezia, come di consueto. 

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